Si definisce sovrappeso ogni condizione in cui il peso corporeo superi del 10% e fino al 25% quello “ ideale “. Attualmente si ritiene che anche il semplice sovrappeso non sia solo uno scostamento dai valori ideali di peso ma rappresenti una condizione a rischio che predispone a diversi disturbi e affezioni.
L’obesità è una condizione che si configura quando il tessuto adiposo supera i valori critici in rapporto al sesso, all’età e alle caratteristiche morfologiche costituzionali dell’individuo.
Si considera obesità ogni sovraccarico ponderale che superi del 25% il peso “ideale”.
La condizione di sovrappeso è associata ad una mortalità più elevata. Il rischio di mortalità in persone obese è nettamente superiore  nell’uomo rispetto alla donna.
Nell’uomo la condizione di eccesso ponderale comporta come complicanze: colesterolo elevato e dislipidemie, diabete, ipertensione arteriosa e aumento del rischio di malattie cardiovascolari.
Nella donna i fattori responsabili di sovrappeso sono soprattutto l’uso della pillola, le gravidanze, la menopausa e i trattamenti ormonali. Le complicanze più frequenti nel sesso femminile sono principalmente il processo artrosico, soprattutto delle ginocchia e della colonna lombare, i disturbi circolatori venosi e linfatici, la calcolosi delle vie biliari e alcune forme di tumore (seno, collo utero).

BMI
Lo strumento che si è progressivamente affermato come formula semplice e universale per stabilire il peso ideale e il grado di magrezza o sovrappeso è il BMI (Body Mass Index o indice di massa corporea).
Attualmente il valore di BMI raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 20-25 per tutti gli adulti di entrambi i sessi. Va tuttavia precisato che nella definizione di peso “ideale” si devono considerare la variabilità individuale legate al sesso, all’età, alla costituzione, alle differenze genetiche e sociali.
Il BMI o indice di massa corporea viene espressa come rapporto del peso corporeo rispetto all’altezza al quadrato.
In generale valori compresi tra 20 e 25 sono ritenuti ideali, se inferiori a 20 indicano un’insufficienza ponderale, mentre valori superiori a 25 indicano una condizione di sovrappeso.

Cos’è il WHR
Persone diverse con un uguale BMI possono avere una quantità di adipe che varia di molto. In particolare si è notato che è importante la distribuzione del grasso per stabilire il pericolo di una condizione di obesità. Per tale motivo si è introdotto il WHR (Waist to Hip Ratio o rapporto cintura/fianchi), indice che consente di valutare la distribuzione del tessuto adiposo a livello dell’addome e dei fianchi.
Nelle donne il tessuto adiposo ha una distribuzione prevalente a livello dei fianchi (distribuzione a “ pera” o ginoide), mentre negli uomini tende a localizzarsi come cuscinetto di adipe addominale a livello di cintura (distribuzione a “mela” o androide). Quest’ultima forma distrettuale, definita ‘androide’, in quanto prevalente nel sesso maschile, rappresenta una condizione di rischio per l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale e l’arteriosclerosi.
WHR= circonferenza della vita (cm) / circonferenza dei fianchi (cm)
Il valore normale di tale formula è inferiore a 1 per gli uomini e inferiore a 0.80 per le donne

L’Istituto Nazionale della Nutrizione ha distinto tre gradi progressivi d’obesità:

Obesità di I grado:

  • BMI tra 25-30 per i maschi
  • BMI tra 23.9-28.6 per le femmine

Obesità di II grado:

  • BMI tra 30-40 per i maschi
  • BMI tra 28.7-40 per le femmine

Obesità di III grado:

  • BMI superiore a 40 per entrambi i sessi