Centoventicinque milioni di persone nel mondo, di cui 2 milioni in Italia. Sono questi i numeri che evidenziano quanto diffusa sia la psoriasi, un problema il cui peso condizionante per il benessere dell’individuo è spesso sottovalutato. Il 26° congresso A.I.O.T. (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia), che si è tenuto il 26 maggio scorso all’Università Statale di Milano, è stata un’occasione importante per far luce su nuovi approcci terapeutici alla patologia.

Uno dei meccanismi patogenetici fondamentali nel determinare la psoriasi è la velocità di moltiplicazione con cui si formano le cellule superficiali della pelle, o meglio i cheratinociti, la quale è di cinque volte a quanto accade nella cute sana, cioè nella norma. Così ha provato a somministrare ai pazienti i fattori di regolazione e differenziazione delle cellule staminali, prima in vitro, vedendo e trovando conferma della riduzione di velocità di moltiplicazione del cheratinocita. Quindi, basandosi sull’osservazione di pazienti con patologie neoplastiche i quali, in contemporanea, soffrivano anche di psoriasi, ha riscontrato che il trattamento con quei fattori evidenziava un miglioramento della patologia psorisiaca. Sono stati eseguiti una serie di trial clinici (due già pubblicati, uno in via di pubblicazione). Il risultato è che l’efficacia c’è nell’80% dei pazienti i miglioramenti si sono verificati in modo manifesto dopo un periodo di trattamento compreso tra 20 e 30 giorni. Vengono utlilizzate creme  costituite da fattori naturali a basso dosaggio.  Per migliorare l’effetto terapeutico sono state aggiunte nelle creme sostanze naturali con effetti antinfiammatori. Nella psoriasi, infatti, oltre alla cheratosi dovuta all’accelerata moltiplicazione di cheratinociti, si verificano processi di infiammazione.

Sono stati trattati  pazienti con una patologia lieve o media, e in alcuni casi molto estesa. Volevamo verificare l’effetto benefico delle creme su aree di lesione anche ampie.  Nell’80% dei casi la terapia ha funzionato. Gli studi sono annunciatori di nuove speranze per tutti i malati di psoriasi, soprattutto quelli colpiti in misura lieve e media, che possono guardare a un futuro con meno disagi e una migliore qualità della vita personale e sociale.

Nuovi approcci, pertanto, che utilizzano metodiche e trattamenti meno invasivi e generalmente privi dei molti effetti indesiderati causati invece dalle cure attualmente disponibili.