INFIAMMAZIONE DA CIBO

La medicina moderna si confronta quotidianamente con fenomeni di infiammazione a bassa intensità che spesso durano nel tempo e che per anni sono stati scarsamente compresi. Il sospetto che l’alimentazione potesse avere un ruolo importante in questa situazione è sempre stato molto forte, la realtà clinica e la ricerca hanno già consentito di capire che qualsiasi cibo può provocare in persone sensibilizzate la produzione di citochine e sostanze infiammatorie che provocano tutta la sequenza di sintomi, malattie e disturbi messi in relazione con le cosiddette intolleranze alimentari.

Succede, spesso per qualche motivo, l’organismo diventa intollerante verso alcuni alimenti (per colpa dello stress che indebolisce il sistema immunitario? Del cibo industriale troppo ricco di conservanti e additivi? Dell’inquinamento che mette in circolazione sostanze allergizzanti? Dello squilibrio della flora batterica intestinale?) e quando li ingerisce il suo sistema immunitario si attiva e dà il via a una reazione infiammatoria

Questi disturbi possono riguardare l’intestino (gonfiori diarrea, sindrome del colon irritabile, gastrite), il sistema respiratorio (sinusiti, bronchiti, faringiti, infezioni ripetute, asma), la pelle (eczema, orticaria dermatiti, psoriasi), il sistema nervoso (mal di testa, difficoltà di concentrazione, sindrome da stanchezza cronica, insonnia), quello genito-urinario (cistiti, vaginiti, candidosi) e quello muscolare (dolori articolari e muscolari, crampi, artrite). È come se l’introduzione di un alimento verso il quale si è intolleranti si traducesse in un lento avvelenamento dell’organismo con sintomi difficili da interpretare. I latticini danno più frequentemente colite e cefalea, il frumento pure, ma anche problemi cutanei e sintomi respiratori (legati soprattutto ai derivati lievitati o fermentati).

E nell’obesità e sovrappeso, che ruolo hanno le intolleranze alimentari? Anche in questo caso  è l’infiammazione a provocare insulino-resistenza delle cellule: queste ultime non riescono a utilizzare gli zuccheri, che si accumulano, quindi, sotto forma di grasso.

Un’ alterazione delle IgG, anticorpi prodotti dal sistema immunitario ci segnala l’avvenuto contatto con un particolare cibo che l’organismo considera estraneo. Importante, a questo punto, è l’identikit dei cibi che provocano infiammazione e strutturare una dieta dove recuperare l’«amicizia con i cibi», cioè la “tolleranza” verso gli alimenti, e ridurre l’effetto dell’infiammazione.

SENSIBILITÀ AL GLUTINE, E NON È CELIACHIA

Si chiama “gluten sensitivity”, sensibilità al glutine, ed ha poco a che vedere con la celiachia. Non esiste test per individuarla, i sintomi riferiti dai pazienti sono molto variabili, da meteorismo, diarrea, dolori addominali, emicrania, ad altri sintomi non addominali, come apatia e altro. Tutti sintomi che – secondo i pazienti – migliorano con una dieta aglutinata.

La recente definizione della “Gluten sensitivity” (una intolleranza al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia senza esserla e che riguarda anche il 20% della popolazione sana) ha gettato altre luci sui fenomeni infiammatori da cibo. La reazione al glutine (spesso indistinguibile sul piano clinico da quella della celiachia) è dovuta solo alla attivazione delle reazioni infiammatorie difensive dell’organismo. In termini scientifici si parla della attivazione dei  recettori che svolgono nell’organismo la funzione di segnalare un pericolo (in quel caso il superamento di un livello di soglia dell’assunzione alimentare ripetuta) e manifestano la reazione infiammatoria come fosse una “segnale di allarme” perché si cambi il comportamento alimentare. Se poi l’avvertimento non è ascoltato, le conseguenze possono essere anche gravi.Almeno due lavori, hanno studiato e definito con precisione questa differenza.

Il primo lavoro, pubblicato da un gruppo di ricerca italiano (Sapone A et al, BMC Med. 2011;) descrive la diversità tra le due condizioni e segnala il fatto che mentre la celiachia è legata allo sviluppo di autoimmunità collegata alla immunità adattativa, nella gluten sensitivity si realizza l’attivazione della immunità innata in particolare con l’attivazione dei Recettori, deputati a sviluppare una risposta infiammatoria immediata e che giustificano l’infiammazione a bassa intensità sempre presente in queste condizioni.

Il secondo lavoro, pubblicato sull’American Journal of Gastroenterology. Il ricercatori identificano il colon irritabile da glutine senza espressione di celiachia, nonostante la presenza di una parziale presenza di DQ2 o di DQ8.

Interessante la frase di chiusura degli autori australiani: “Non-celiac gluten intolerance may exist”. L’intolleranza al glutine esiste, senza essere celiachia.