Dal 3 all’11 novembre si parlerà di cancro in tutt’Italia. Lo faranno i ricercatori nelle radio, nelle tv e nelle scuole, e i volontari nelle piazze. La lotta al cancro arriverà perfino nei supermercati, con la raccolta fondi della settimana della buona spesa dei Giorni della ricerca. Sono solo alcune delle iniziative promosse dall’Airc. E che non si stanca di ricordare che una delle armi più potenti per sconfiggere i tumori è nelle nostre mani: la spesa con cui riempiamo le dispense. Sono tre su dieci i tumori che si prevengono in cucina. E il perché è sempre più chiaro. Analizziamo i meccanismi con cui il cibo tiene alla larga i tumori oppure li aiuta a crescere. A noi la scelta!

  1. Controllare l’insulina Insulina alta nel sangue ha effetti sul sistema endocrino. Troppa insulina in circolo significa, per esempio, iperproduzione di testosterone da parte delle ovaie e di un fattore di crescita, l’Igf-1, di cui le cellule tumorali sono ghiotte. Più ormoni sessuali e più fattori di crescita liberi di circolare stimolano la proliferazione delle cellule della ghiandola mammaria. Tutte, comprese quelle del cancro. Ecco perché oggi il primo consiglio di una cucina antitumore è tenere a bada l’insulina. Evitando i carboidrati raffinati che hanno un alto indice glicemico, cioè alzano rapidamente la glicemia stimolando il pancreas a produrre più insulina. No a zucchero bianco, che stimola la produzione di insulina anche se ne mangiamo poco, ma no anche a quello di canna, che non è integrale, ma caramellato. E no (o almeno ridurne il consumo) anche a pane bianco e cibi preparati con farine “0” e “00”. Più serenità per la pasta: la semola di grano duro ha un indice glicemico più basso. Non solo: una migliore gestione del metabolismo, favorita da mezz’ora di attività fisica, contribuisce ad abbassare l’insulina. La raccomandazione viene dal Fondo mondiale per la ricerca sul cancro, http://www.wcrf.org.
  2. Ridurre l’infiammazione la strategia migliore resta lo stile di vita, che tiene a bada i processi infiammatori con l’alimentazione. Il motivo: le cellule tumorali, al contrario di quelle sane, crescono meglio nei tessuti infiammati. La dieta antinfiammatoria dimentica la carne rossa e sceglie il pesce piccolo e povero, meglio se azzurro. Limita così gli omega 6 per preferire l’omega 3 di cui sono ricchi i pesci piccoli dei nostri mari, magari inquinati, ma che non hanno avuto tempo di assorbire troppi metalli pesanti. Di recente si sono moltiplicati gli studi sulla curcuma, spezia indiana che viene però assorbita solo se abbinata al pepe. Antinfiammatorio per eccellenza è anche lo zenzero. Curcuma, pepe e zenzero si trovano nel curry. Potente antinfiammatorio, infine, la tricina contenuta nel riso integrale; in quello bianco viene tolta insieme alla fibra. Ecco perché il Wcrf raccomanda solo cereali integrali.
  3. Contrastare l’ossidazione È forse il più studiato dei suggerimenti anticancro. Le sostanze ossidanti attaccano la membrana cellulare aumentando il rischio che il Dna della cellula muti. L’ossidazione dei tessuti è favorita dalla carne rossa, dall’eccesso di grassi saturi (burro, carne, lardo, formaggi) e dal consumo di alimenti a cui si è intolleranti.
  4. Eliminare le sostanze tossiche Il cibo può attivare enzimi detossificanti che agiscono sul fegato favorendo il metabolismo di sostanze estranee, anche cancerogene. L’eliminazione attraverso i reni avviene più in fretta e le sostanze tossiche non vanno in circolo. Tra i detossificanti ci sono le crucifere, cioè cavoli e affini, grazie alla presenza di composti solforati. Il motivo per cui il Wcrf consiglia poi di aggiungere fibre a ogni pasto (cereali integrali, legumi e verdure) è che si legano alle sostanze tossiche prima che vengano assorbite e ne accelerano l’eliminazione. Anche il movimento è detossificante perché aumenta la motilità intestinale.
  5. Tenere a bada gli estrogeni Le donne che dopo la menopausa mangiano cibi ricchi di lignani hanno il 14 per cento di probabilità in meno di sviluppare un tumore del seno. Lo dice una revisione di 21 studi condotta dal German Cancer Research Center. Il motivo? La capacità di queste molecole di legarsi con i recettori degli estrogeni e modificarne l’attività impedendo che favoriscano la proliferazione delle cellule. È lo stesso meccanismo dei fitoestrogeni della soia. Arricchire il piatto di lignani significa aggiungere semi di lino e di sesamo, ma anche broccoli, cavoli, soprattutto il cavolo verza e perfino le albicocche.
  6. Affamare le cellule L’anti angiogenesi è una delle strade più nuove. Significa bloccare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni vicino al tumore, per affamarlo. In laboratorio, lamponi, ribes, more, mirtilli e melograno, grazie all’acido ellagico sembrano impedire alle cellule tumorali di formare nuovi vasi per nutrirsi. In attesa delle conferme sull’uomo, farne scorta è una buona idea, anche solo per le potenti proprietà antiossidanti.
  7. Potenziare le difese È il consiglio sovrano, la summa dei precedenti. Se le difese dell’organismo sono agguerrite, si attivano meglio e prima i meccanismi di distruzione delle cellule cancerose. Sono utili i cereali integrali, 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, pari a 600 grammi, meglio se arcobaleno. E ancora: gli omega 3 del pesce (ottimo lo sgombro) perché validi immunonutrienti. Oltre all’immancabile mezz’ora di attività fisica.

Gli Specialisti del Centro di Medicina Biologica applicano un protocollo multidisciplinare per le patologie tumorali: che comprende per quanto sopra esposto la NUTRIZIONE e NUTRITERAPIA 

Dott.ssa Lorella De Mariani