La risposta è ovvia: sono metalli. Ma quale significato abbiamo per la salute dell’uomo, è meno ovvio.

Oggi gli esperti li definiscono metalli tossici ovvero sostanze che penetrano in maniera insidiosa nella nostra vita attraverso cibi, bevande, prodotti per l’igiene personale, aria.

Nel corso di tutta la vita i metalli tossici possono accumularsi all’interno del corpo umano in determinati organi  (ossa, fegato, reni, sistema nervoso, tessuto adiposo) e nei tessuti dove si accumulano e svolgono la loro azione dannosa.
“Pur trovandosi diffusi naturalmente in varie percentuali nella terra e quindi nelle acque, questi metalli possono diventare tossici per l’uomo quando entrano a far parte della nostra catena alimentare – spiega Riccardo Stradi, professore ordinario di chimica dell’ambiente presso l’Università Statale di Milano. – L’uomo, del resto, ha contribuito ad aumentare la presenza dei metalli tossici nell’ambiente favorendo l’aumento delle concentrazioni di tali metalli rispetto alla situazione naturale del suolo. C’è da dire però – continua l’esperto – che, a monte, stiamo già cercando di evitare l’uso di tali metalli nella pratica quotidiana: basti pensare alla proibizione relativa all’uso di termometri a mercurio, oppure all’introduzione, ormai molti anni fa, delle benzine prive di piombo, oppure, più recentemente, la sostituzione del piombo con l’alluminio per le cartucce da caccia; a valle, invece, i medici utilizzano le terapie chelanti per detossificare l’organismo umano dai metalli tossici presenti in eccesso. Insomma, si combatte su entrambi i fronti per contenere l’uso e i danni per la salute umana che oggi si conoscono”.

Nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha adattato la propria biologia alla presenza di tali metalli tossici nell’ambiente in cui vive. Infatti, il nostro organismo è composto anche da quei metalli. Allora, perché oggi l’attenzione della comunità medica è così forte verso la tossicità di tali elementi?

“Oggi, la medicina inizia a riconoscere le conseguenze negative sulla salute umana derivanti dal bioaccumulo dei metalli tossici – spiegano all’unisono gli esperti che saranno presenti alla conferenza su Metalli tossici: un approccio funzionale alla salute’ che si terrà il 21 maggio a Monza presso il Centro di Medicina Biologica – Purtroppo l’uomo contribuisce ad aumentare la presenza di tali metalli nell’ambiente e di conseguenza nell’aria e nel cibo. Anche taluni alimenti che acquistiamo per l’uso quotidiano contengono metalli tossici: dipende dal terreno in cui vengono coltivati, dalla vicinanza a terreni inquinati oppure a strade di traffico intenso, dall’acqua con cui viene irrigato il terreno ed infine dal materiale di imballaggio e conservazione utilizzato prima di finire nei nostri supermercati – spiega Lorella De Mariani, biologa nutrizionista responsabile del Centro di Monza.

Per esempio, la quantità di piombo contenuto nel nostro corpo è 500 volte superiore rispetto a quella presente soltanto 100 anni fa. Significa che, per qualche ragione, nell’arco di 100 anni la nostra esposizione al piombo è stato 500 volte superiore a quella rilevata all’inizio del secolo scorso. Le conseguenze sono a carico soprattutto del sistema antiossidante, nel caso del piombo, ma altri metalli coinvolgono altri organi e distretti. E gli effetti, purtroppo, si vedono anche nei bambini, non soltanto negli adulti – spiega Franco Verzella, medico e Presidente Associazione DAN Europe (Defeat Autism Now).

Depositandosi nei tessuti e venendo veicolati dal sangue, i metalli tossici possono essere rilevati con l’esame delle urine e il test di chelazione che consiste nel confrontare i valori di metalli tossici presenti nelle urine prima e dopo la somministrazione di un agente chelante (spesso un farmaco). La chelazione – continua l’esperto – è un meccanismo chimico attraverso il quale una molecola biologica incorpora all’interno della propria struttura uno ione metallico. Una volta chelato e quindi incorporato, il minerale perde le sue proprietà fisiologiche o tossiche, viene sequestrato all’interno della struttura dell’agente chelante e con esso viene eliminato fisiologicamente dall’organismo”.

Il test per la determinazione dei metalli tossici va correttamente inteso come uno strumento di prevenzione primaria, in rapporto all’attuale diffusione e intensità dell’inquinamento ambientale ed alimentare.
Il protocollo di trattamento viene personalizzato in  rapporto ai risultati del test ed alle condizioni di salute del singolo paziente e comprende la somministrazione di farmaci e di integratori, per un arco di tempo compreso tra 3 mesi a oltre un anno.
Scopo del trattamento è di riportare i livelli dei metalli tossici entro limiti accettabili, riducendo o spegnendo i sintomi e promovendo la salute ed il benessere della persona.

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