PRENDERSI CURA DELLE OSSA CON L’ALIMENTAZIONE

Le nostre ossa sono importanti per stare attivi ed in forma, ma l’età, lo stile di vita e numerosi altri fattori le mettono in pericolo. Come nel caso dell’osteoporosi, una malattia da non sottovalutare e prevenibile.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’osteoporosi è “una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e da un’alterazione della micro-architettura ossea con conseguente aumento della fragilità scheletrica e predisposizione alle fratture”. Questa patologia ossea mostra un’incidenza che aumenta in modo proporzionale all’età ed attualmente si stima che circa il 30% delle donne europee o statunitensi ne siano colpite, nel 80% dei casi dopo la menopausa. Ad ogni modo l’osteoporosi è ritenuta erroneamente una malattia solo al femminile, in quanto riguarda dopo i 50 anni una donna su tre ed un uomo su otto. Nonostante questa diffusione, è frequentemente asintomatica e solo il 50% delle donne affette ne è realmente al corrente. Per questi motivi è spesso sottodiagnosticata e non trattata rispetto al dovuto.

L’osteoporosi origina da un’alterazione del metabolismo delle ossa.

Dal punto di vista fisiologico i processi di riassorbimento e di formazione ossea sono sempre accoppiati tra loro e mantengono l’osso in condizioni ottimali rinforzando la struttura e riparando le microfratture. E’ ormai risaputo che l’equilibrio tra il riassorbimento dell’osso vecchio e la deposizione di quello nuovo è la chiave della salute ossea. Durante la crescita il modellamento osseo permette lo sviluppo dello scheletro dall’infanzia alla giovinezza (generalmente entro i 25 anni), in cui la formazione deve superare il riassorbimento. Il rischio di sviluppare l’osteoporosi dipende in particolar modo dal patrimonio scheletrico che si è riusciti ad accumulare fin dall’infanzia, il cosiddetto picco di massa ossea che si raggiunge a circa 25-30 anni di età. Tendendo conto del fatto che questo il picco di massa ossea rappresenta il valore massimo da cui partiranno le successive perdite ossee, si evince che i punti chiave per la prevenzione sono racchiusi nello stile di vita, nell’alimentazione e nell’attività fisico-motoria durante tutto l’arco della vita.

In età adulta la prevenzione ossea va di pari passo con il mantenimento il più possibile del “capitale osseo” formato durante la precedente fase di crescita. Tuttavia, la presenza di alcune condizioni cliniche, la sedentarietà, la menopausa ed i processi di invecchiamento fanno sì che la formazione ossea non riesce a stare dietro al riassorbimento mediato dalle cellule osteoclastiche. Pertanto la progressiva riduzione della massa ossea conduce inizialmente all’osteopenia e successivamente all’osteoporosi, in cui la perdita dei minerali nella matrice ossea ha assunto livelli clinicamente rilevanti.

Una vita sana ha dimostrato di proteggere nel tempo le nostre ossa.

L’osteoporosi è una malattia in cui lo stile di vita e l’alimentazione possono svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione o nel ritardarne la progressione. In merito la prevenzione ossea deve incominciare molto presto, fin dall’età infantile, in modo tale da garantire all’organismo i nutrienti necessari a soddisfare la crescita. Una corretta alimentazione in età pediatrica, infatti, è in grado di influenzare la produzione ossea, che generalmente è completata tra i 16 ed i 24 anni. Basti pensare che l’aumento di solo il 10% del picco di massa ossea dimezza il rischio di fratture osteoporotiche in età adulta.

L’alimentazione rappresenta un punto imprescindibile per mantenere sano il tessuto osseo.

Benché l’osteoporosi non sia imputabile di per sé ad un basso consumo di calcio o vitamina D, un consumo adeguato di questi micronutrienti secondo i fabbisogni individuali e lungo tutte le età della vita è protettivo per la salute delle ossa. Occorre evitare il deficit di vitamina D assicurando un’esposizione solare sufficiente e consumando alimenti ricchi di vitamina D come per esempio i pesci grassi ed il tuorlo d’uovo. Il rischio di carenza è maggiore alle alte latitudini, in inverno e nei soggetti ricoverati oppure affetti da malassorbimento intestinale. Inoltre un alto consumo di verdure è protettivo, anche grazie all’apporto di molecole nutrizionali di vitale importanza per un corretto equilibrio acido-base, spesso alterato nelle patologie a carico delle ossea. Altrettanto importanti sono la vitamina C e la K. La prima perché svolge un ruolo fondamentale nella costruzione del collagene, stimola la crescita delle cellule del tessuto osseo ed è un potente anti-ossidante, mentre un deficit della vitamina K può determina una riduzione dei depositi di calcio nelle ossa e favorirli a ridotto dei vasi sanguigni, un fenomeno alla base dell’arteriosclerosi. A proposito del calcio, questo minerale non è contenuto solo nel latte e derivati, come spesso si crede, ma può essere assunto sufficientemente, persino nei soggetti intolleranti al lattosio, se si prediligono altre fonti preziose tra cui per esempio le mandorle, le nocciole, i semi di girasole, i broccoli, i cavoli ed il pesce. Inoltre un altro minerale da non sottovalutare è sicuramente il magnesio, che è distribuito nel 60-65% nelle ossa e la cui carenza instaura una diminuita sensibilità alla vitamina D. Viceversa un apporto elevato di caffeina, cacao, sale e fosforo (contenuto nella carne, uova e bevande gassate) influenzano negativamente il bilancio del calcio, così come anche un’introduzione eccessiva di proteine, soprattutto di origine animale. Infine occorre evitare il consumo improprio di alcool e dei polifosfati, additivi alimentari che impediscono l’assorbimento del calcio.

Riassumendo un’alimentazione corretta ed equilibrata secondo i propri fabbisogni personali rappresenta un intervento imprescindibile nella prevenzione e nella cura dell’osteopenia o dell’osteoporosi.

Bibliografa essenziale:

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