Dieta post ictus e prevenzione con l’alimentazione

Può essere utile una dieta post ictus? Per rispondere a questa domanda, occorre prima di tutto definire l’ictus, un problema causato da un danno cerebrale che avviene quando il flusso di sangue nel cervello si interrompe in seguito alla chiusura o la rottura di un’arteria. Mostra un’incidenza paria circa 100 mila casi all’anno ed a livello globale rappresenta la terza causa di mortalità e la prima di invalidità. Per di più l’invecchiamento della popolazione, insieme al miglioramento del recupero post-ictus, lasciano stimare che questa malattia diventi negli anni sempre più diffusa.

dieta post ictusNel 80% dei casi l’ictus è provocato da un attacco ischemico, cioè quando un trombo o un embolo chiude un’arteria del cervello interrompendo il flusso di sangue. Gli altri casi sono, invece, di tipo emorragico in cui avviene una rottura vascolare e la fuoriuscita di sangue. Ad ogni modo tutto ciò determina deficit neurologici focali, che, a seconda della loro zona, provocano la comparsa improvvisa dei sintomi.

I fattori di rischio sono molteplici e comprendono cause genetiche, l’invecchiamento, l’ipertensione arteriosa, malattie cardiache, il tabagismo, la sedentarietà, bassi livelli di colesterolo HDL nel sangue e l’alimentazione scorretta. Oltre alla prevenzione dell’ictus, che si può ottenere con una giusta alimentazione, vediamo anche che è possibile ottenere dei buoni risultati anche con una dieta post ictus.

La prevenzione dell’ictus con l’alimentazione

Prevenzione dell'ictus con l'alimentazioneParlando di prevenzione dell’ictus, è bene sapere che ne esistono di più tipi tra cui l’uso di una corretta alimentazione, utile quindi sia per prevenire, sia come dieta post ictus. La prevenzione primaria ha l’obiettivo di migliorare il profilo di rischio in persone che non hanno avuto precedentemente attacchi ischemici transitori o ictus. La prevenzione secondaria, invece, riguarda persone che hanno già avuto una malattia in modo tale da evitare recidive. Esempi di prevenzione primaria includono gli sforzi per smettere di fumare, adottare un’alimentare sana, avere uno stile di vita attivo ed un peso salutare.

La dieta incide sia direttamente sulla prevenzione dell’ictus che sul miglioramento di altre malattie correlate come quelle metaboliche, l’ipertensione e gli squilibri lipidici. In merito i risultati delle ricerche si soffermano sull’importanza di tenere a bada l’infiammazione e l’ossidazione dei grassi a livello vascolare. In particolare le evidenze mostrano i benefici derivanti dall’assunzione di prodotti di origine vegetale, che sono ricchi di micronutrienti e di antiossidanti a protezione dei grassi. Anche se gli effetti protettivi esercitati dalla frutta e dalla verdura molto probabilmente dipendono anche dall’azione di numerose altre sostanze vegetali ad azione bioattiva non ancora chiarite.

Numerosi studi hanno ormai ampiamente dimostrato che adottare uno stile alimentare sano protegge dalla comparsa di ictus nel corso della vita.

Oltre a promuovere il consumo dei vegetali, è bene diminuire il consumo di sale, che è strettamente associato all’ipertensione ed all’ictus. D’altra parte il potassio contenuto negli alimenti è protettivo agendo su numerosi processi fisiologici, tra cui la vasodilatazione. Ricordiamo che secondo le ultime linee guida l’ipertensione arteriosa inizia già da valori superiori a 130 di sistolica o 80 di diastolica.

Non bisogna sottovalutare le problematiche relative all’introito calorico, che spesso negli anziani è ben al di sopra del fabbisogno reale. Un peso corporeo eccessivo è collegato al rischio di ictus, soprattutto attraverso gli effetti sulla pressione del sangue, sul colesterolo e sulla glicemia. Ciò vale soprattutto per l’adiposità localizzata a livello addominale, che rappresenta un indice ben più affidabile rispetto al peso della bilancia. Un discorso simile riguarda anche il rischio di ictus in caso di sindrome metabolica, che incorpora l’obesità, la dislipidemia, la pre-ipertensione ed il pre-diabete.

Il rischio di incorrere nell’ictus aumenta linearmente al consumo di grassi saturi, cereali raffinati, zuccheri ed alimenti industriali. Il rischio, invece, scende quando si adotta un’alimentazione equilibrata tra verdura e frutta fresca, cereali integrali, legumi, pesce e carne magra. Ciò ha dato prova di essere un fattore importante per ottenere una buona salute cardiovascolare e per la prevenzione dell’ictus. In particolare si aumenta la prevenzione limitando il consumo di carne processata e di carne rossa, che quando mangiate troppo spesso e/o in grandi porzioni sovraccaricano l’organismo di grassi saturi, omega-6, sale ed altre molecole pro-infiammatorie. Viceversa gli studi sottolineano l’importanza di mangiare regolarmente il pesce fresco, che è ricco di omega-3 ad azione protettiva sull’aumento dei trigliceridi. Cautela, invece, con le bevande zuccherate e con l’alcool, che ha una forte correlazione con l’ictus di tipo emorragico, pur in piccole quantità.

L’alimentazione rappresenta un’opzione irrinunciabile per ridurre il rischio di malattie cardio e cerebrovascolari.

Tutte queste evidenze sono state riscontrate anche dagli studi sulle popolazioni più sane, che mettono in tavola soprattutto piatti a base di vegetali. Come per esempio nel caso della “vera” Dieta Mediterranea, che è stata al centro di molti studi in ambito cardiovascolare fin dagli anni ’50. A proposito si ipotizza che i benefici ottenuti dipendono dagli effetti positivi della nutrizione sulla pressione arteriosa, profilo dei grassi, azione dell’insulina, trombosi, alterazioni vascolari e stress ossidativo.

Anche in chi ha già sofferto di ictus o di attacchi ischemici transitori le raccomandazioni precedenti rimangono valide e pertanto può essere consigliata una dieta post ictus. Accanto ad una terapia adeguata la modificazione dello stile di vita tramite l’alimentazione, lo stile di vita attivo e la perdita ponderale in caso di sovrappeso può ridurre le recidive. In particolare è opportuno prestare attenzione al controllo dell’ipertensione arteriosa e delle alterazioni lipidiche (es. alti livelli di colesterolo LDL).

In conclusione sia in campo preventivo che terapeutico si raccomanda sempre di rivolgersi ad uno specialista al fine di impostare una terapia specifica e di sfruttare tutti i benefici di un’alimentazione personalizzata.

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Bibliografia essenziale:

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