L’intestino, la pelle, i tratti genito-urinari e la cavità orale sono popolati da comunità microbiche altamente specializzate ed adattate, che intrattengono relazioni mutualistiche con l’organismo ospite. Dato che la composizione di questi sistemi ecologici è essenziale per garantire la funzionalità e la salute dell’intero organismo, la ricerca sta approfondendo le interazioni del microbiota umano con la salute di organi distanti, in primis il cuore.

E’ noto che la superficie della lingua, delle guance, delle gengive e dei denti sono ricoperte da almeno 500 specie differenti di microrganismi. Questi microrganismi commensali preservano l’omeostasi orale producendo alcuni nutrienti, mantenendo il pH, influenzando la produzione della saliva e sintetizzando sostanze che prevendono la colonizzazione e la crescita delle specie patogene. La composizione del microbiota orale sembra esercitare un’influenza sul benessere cardiovascolare. In particolare la malattia paradontale, causata da una crescita eccessiva dei batteri anaerobi nella placca gengivale, è associata ad un aumento delle malattie cardiovascolari. Benché i meccanismi non siano stati compresi a fondo, si ritiene che il punto cardine di questo collegamento sia rappresentato dall’aumento dello stato infiammatorio e dal passaggio dei batteri nelle ferite aperte. Inoltre si suppone che l’esposizione ad alcuni batteri (Porphyromonas gingivalis e Streptococcus pyogenes) possa dare avvio a condizioni autoimmuni di rilevanza cardiovascolare. In aggiunta è stato dimostrato che nella cavità orale alcuni ceppi batterici sono in grado di trasformare i nitrati alimentari, contenuti soprattutto nelle foglie verdi, in nitriti, che sono i precursori dell’ossido nitrico (NO) ad azione vasodilatatoria ed ipotensiva. Pertanto si ipotizza che il microbiota orale sia fondamentale in questo processo al fine di esercitare gli effetti cardioprotettivi.

Dal punto di vista alimentare la carnitina e la fosfatidilcolina, che sono contenuti per lo più nella carne rossa, nelle uova e nei formaggi, sono convertiti dai microrganismi residenti nel colon in trimetilammina (TMA), la quale, una volta trasportata al fegato, è trasformata in trimetilammina-N-ossido (TMAO). Quest’ultima molecola possiede un’attività pro-aterogenetica e la sua concentrazione nel sangue è strettamente associata al rischio di trombosi in seguito alla rottura della placca aterosclerotica. Il ruolo del microbiota in questi processi è stato dimostrato dall’utilizzo sperimentale di antibiotici a largo spettro, che sono in grado di ridurre i livelli circolanti di TMAO. Inoltre altri studi sugli animali hanno confermato che il rischio di trombosi è trasferibile mediante il trapianto fecale. Gli studi epidemiologici mostrano che i vegetariani ed i vegani, la cui alimentazione è caratterizzata da un elevato consumo di prodotti fermentabili e scarsi di carnitina, hanno concentrazioni più basse di colesterolo e TMAO rispetto agli onnivori, insieme ad un rapporto più elevato tra Bacteroides e Prevotella nella flora intestinale. Ciò potrebbe dare una spiegazione, almeno parziale, della minore in incidenza dei fattori di rischio cardiovascolari in questi soggetti (es: ipertensione, aterosclerosi, stenosi) e del perché l’eliminazione della carne rossa sia benefica per la salute cardiovascolare.

L’obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, in quanto l’accumulo di massa grassa predispone all’infiammazione cronica, dislipidemia, diabete II, malattie coronariche, insufficienza ed arresto cardiaco. L’utilizzo di probiotici specifici sembra in grado di sostenere la perdita ponderale e di ridurre i livelli di colesterolo, probabilmente attraverso la sua incorporazione in membrana e la sua trasformazione in coprostanolo, che è successivamente escreto con le feci. Inoltre i microrganismi Gram positivi, inclusi i Lattobacilli e i Bifidobatteri, intervengono nel metabolismo dei sali biliari, favorendo l’eliminazione del loro precursore, cioè il colesterolo. In aggiunta il consumo di prodotti fermentati è in grado di abbassare la pressione sistolica e diastolica nei soggetti a rischio oppure con lieve ipertensione. Questi effetti sembrano dovuti alla produzione di peptidi ad attività simile ai farmaci ACE-inibitori da parte di alcuni batteri. Attualmente cresce l’evidenza scientifica secondo cui l’utilizzo di prodotti a base di probiotici possono apportare benefici cardioprotettivi, che si traducono in un minor danno ischemico ed in un miglioramento della funzionalità cardiovascolare. Per esempio un ceppo di Lactobacilus rhamnosus sintetizza una proteina p75 capace di ridurre il danno ischemico. L’insufficienza cardiaca è una sindrome complessa in cui l’infarto del miocardio, la malattia coronarica, l’ipertensione e l’infiammazione cronica sono fattori di rischio e di mantenimento della patologia stessa. Attualmente gli esperimenti sugli animali affetti da una moderata insufficienza cardiaca hanno portato i primi risultati incoraggianti, ma è necessario approfondire a fondo il ruolo del microbiota e dei probiotici nella malattie cardiovascolari al fine di sviluppare nuovi approcci per prevenire e curare queste patologie.

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Dott.ssa L. De Mariani

Dott. G. Tiri

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