Avete mai prestato attenzione al ritmo del vostro cuore a riposo? E’ regolare? Sembrerebbe di sì. Ebbene la scienza ci dice che la situazione non è propriamente come ci appare.

Il cuore non è un vero e proprio metronomo, bensì il tempo tra un battito e l’altro è altamente variabile. Questa variabilità rappresenta un indice della funzione neuro-cardiaca, cioè riflette l’interazione tra il cuore ed il cervello, e fu inizialmente studiata a partire dagli anni ’60 in ambito cardiologico. Negli ultimi decenni l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca è stata ampiamente approfondita ed applicata in numerosi altri campi quali la medicina preventiva, la psicologia, la psichiatria, l’immunologia e l’ambito sportivo.

L’analisi della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è una metodica non invasiva per la valutazione del sistema nervoso autonomo, il quale agisce sul battito cardiaco attraverso la componente parasimpatica e/o simpatica. Se questa variabilità è caotica o troppo elevata si riscontra un funzionamento fisiologico ed un’utilizzazione energetica poco efficienti. D’altra parte una scarsa variabilità è associata alla presenza ed allo sviluppo di malattie cronico degenerative, stress psicologico, processi di invecchiamento, incremento dello stato infiammatorio insieme ad un abbassamento dei sistemi di controllo dell’organismo.

In sostanza un livello ottimale di variabilità è collegato ad un buon stato di salute e ad una condizione di resilienza psicofisica, in cui le capacità auto-regolative ed adattative dell’organismo sono elevate.

Ma che cosa si intende per adattamento?

Una condizione di buona salute psicofisica è caratterizzata dalla capacità di rispondere e di adattarsi agli eventi ambientali e psicologici all’interno di un determinato contesto. Per esempio il tuo battito cardiaco è più elevato durante un compito impegnativo e più basso durante la notte? L’incapacità dell’organismo di far fronte in modo produttivo ed efficiente alle situazioni esterne ed interne (es. malattie, infezioni, operazioni chirurgiche, esercizio fisico e mentale, emozioni) è associata ad un ampio spettro di condizioni cliniche tra cui quelle in ambito immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale, metabolico e cognitivo.

L’analisi della variabilità della frequenza cardiaca riveste un’importanza rilevante anche nella valutazione e nel monitoraggio delle prestazioni sportive. E’ stato dimostrato che un abbassamento della variabilità rappresenta un indice di una minore adattabilità allo sforzo fisico e di un maggiore affaticamento psicofisico. Inoltre l’attività fisica aerobica determina nel medio-lungo periodo cambiamenti nel sistema nervoso autonomo e non è un caso che i soggetti più allenati tendano ad avere una maggiore variabilità cardiaca rispetto ai sedentari, oltre a mostrare un recupero neuro-cardiaco più rapido.

In conclusione l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca rappresenta un indice affidabile ed indispensabile per effettuare una valutazione completa delle potenzialità in ambito sportivo. Infine a seconda dei risultati permette di scegliere le variabili legate all’allenamento (es. carico) più opportune in una data condizione e di monitorare i progressi o le capacità di recupero, anche in seguito a traumi.

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