La mindfulness può essere di grande aiuto durante una dieta o un percorso nutrizionale. E gli studi lo dimostrano. Ma procediamo con ordine. Che cosa si intende con il termine mindfulness?

La mindfulness è un approccio meditativo, che è caratterizzato dall’allenamento della capacità di porre l’attenzione e di mantenere uno stato di consapevolezza in modo aperto e non giudicante. Prende spunto dalla tradizione buddista e trova sempre più riscontri di utilità in campo clinico. Come per esempio in campo alimentare e nutrizionale come avviene nel mindful eating.

Al giorno d’oggi, si è sempre più esposti ad un’ampia disponibilità di cibi appetitosi, ipercalorici, ma nocivi per la salute, che ci inducono a mangiare molto di più di quanto a noi necessario. Ciò non fa che aumentare il rischio di incorrere in un’alimentazione scorretta e disequilibrata, nonostante tutte le nostre buone intenzioni e motivazioni. Questa situazione purtroppo è molto più comune di quanto si pensi ed è aggravata dagli stimoli provenienti dalla società, non a caso definita “obesogenica”, che ci riempie di stress, ansia, preoccupazione, frustrazione, sensi di colpa ed emozioni spiacevoli.

La pratica della mindfulness in ambito clinico migliora l’alimentazione e la nutrizione salutare.

La mindfulness permette di coltivare il cosiddetto decentramento cognitivo, cioè la capacità di osservare con una giusta distanza le forme transitarie di esperienza come per esempio le sensazioni corporee, le emozioni ed i pensieri. Ciò è particolarmente importante, in quanto ha dimostrato di essere efficacie nel ridurre la reattività nei confronti degli stimoli alimentari.

Sappiamo che basta vedere del cibo gustoso oppure una sua immagine per far partire non solamente le risposte fisiologiche di preparazione al pasto (es. salivazione), ma anche l’immaginazione. Ed ecco che da una parte ci si trova immersi nella fantasia di scegliere, afferrare, gustare ed apprezzare il sapore del cibo e dall’altra si perde completamente il contatto con la realtà del momento presente. In aggiunta si attivano anche le aree specifiche del cervello legate alla “ricompensa” e si può avvertire un desiderio irrefrenabile di mangiare, soprattutto quando si ha fame o quando l’alimento è appetitoso. Tanto più avvengo questi processi quanto più c’è il rischio di mangiare troppo e di prendere peso. Essere semplicemente consapevoli di questi pensieri generalmente non basta per il cambiamento.

La mindfulness è uno strumento che facilita i comportamenti alimentari salutari e ciò è supportato da numerose evidenze scientifiche.

Traslare la pratica meditativa nell’alimentazione vuol dire imparare a vivere il momento presente concentrandosi sull’esperienza sensoriale, sui pensieri, sulle emozioni provate e sulle sensazioni di fame o di sazietà. Il tutto in modo consapevole e non giudicante. Quando si adotta un atteggiamento mindfulness i pensieri, le fantasie e le emozioni sono viste al pari di elementi transitori della mente, cioè emergono, persistono e poi svaniscono. Ciò consente di ridurre le volte in cui la mente si perde in immagini e fantasticherie legate al cibo interrompendo il circolo vizioso che collega il pensiero ossessivo per il cibo ed i suoi piaceri con un’alimentazione scorretta. Di fatto smorza l’intensità e la potenza di questi effetti sulla mente.

Il mindful eating è utile ogniqualvolta il rapporto con il cibo sia alterato ed indipendentemente dal peso.

Con l’aiuto ed il sostegno di un professionista è possibile apprendere la mindfulness in modo personalizzato a seconda dei propri bisogni ed esigenze. Senza tralasciare che la mindfulness può essere applicata ovunque ed in qualsiasi momento e che i benefici si consolidano passo dopo passo con l’allenamento.

Dopo aver appreso e mantenuto la pratica si assiste ad una minore reattività nei confronti del cibo reale o immaginato, che è direttamente correlato al consumo. Si riducono gli impulsi improvvisi a mangiare, i pensieri ossessivi e le voglie irresistibili, oltre a tamponare le tentazioni che incontriamo lungo l’arco della giornata. Tutto ciò si traduce in una maggiore capacità e libertà di fare scelte alimentari più ponderate e consapevoli. Inoltre nei praticanti esperti si osserva una riduzione dell’attività delle aree cerebrali associate alla voglia di ricompensa, che sono particolarmente accese anche in caso di dipendenza.

Facilita uno stile di vita sano potenziando le capacità di agire in direzione dei propri obiettivi e della salute.

Il mindful eating riduce il rischio di scelte poco salutari come può avvenire nella vita di tutti i giorni in seguito a tentazioni, cene sociali, buffet e ritorno a casa dopo una giornata di duro lavoro. Per di più i benefici dipendono indirettamente anche dalle maggiori capacità di fronteggiare lo stress, ansia e depressione. In generale la mindfulness consente di aumentare la consapevolezza dell’esperienza vissuta come per esempio la consapevolezza corporea degli stati di sazietà. Oppure quando ci si rende conto che un determinato comportamento è frutto più dell’abitudine che di una scelta consapevole.

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