La parola mindfulness è la traduzione del termine “Sati” in lingua Pali e si riferisce ad uno stato di piena presenza mentale in cui ci si occupa fino in fondo dell’esperienza nel momento presente. Si caratterizza per porre l’attenzione intenzionalmente sull’esperienza vissuta fatta di pensieri, emozioni, sensazioni e di mantenerla nel corso del tempo. Rispetto ad altri tipi di meditazione la mindfulness tende ad aprirsi su un’ampia varietà di oggetti e di esperienze soggettive, piuttosto che restringere l’attenzione su pochi. Durante la meditazione di mindfulness si stimola la consapevolezza a vagare liberamente attraverso i fenomeni dell’esperienza. Bisogna precisare che la mindfulness non è un semplice prestare attenzione a ciò che succede dentro e fuori di noi, bensì un aprirsi alla propria esperienza corporea e mentale in modo nuovo, aperto, accogliente e curioso. In sintesi conduce ad un nuovo modo di essere consapevoli e di vivere appieno l’esperienza attuale.

Mindfulness come nuova modalità di consapevolezza

La meditazione di mindfulness non deve essere confusa con il riposo o con il rilassamento, il quale è un aspetto non necessariamente desiderabile e può sopraggiungere indirettamente. Gli esercizi di mindfulness riguardano la consapevolezza non giudicante momento per momento, che viene applicata intenzionalmente ai pensieri, alle emozioni ed alle sensazioni corporee insieme ad un atteggiamento di apertura e di accettazione. Attraverso la pratica si impara ad osservare come effettivamente la mente sia attraversata da un flusso di sensazioni, concetti ed emozioni, che danno vita ad un vissuto in continua trasformazione e cambiamento. Ciò è particolarmente importante, in quanto la mindfulness ha specificatamente l’obiettivo di far esaminare più i processi che compaiono alla coscienza piuttosto che sui suoi contenuti. Prestare attenzione a come si comporta la consapevolezza: ecco lo scopo della pratica. Perché ciò che più conta è la qualità dell’attenzione durante l’esplorazione viva del presente.

Mindfulness e scienza

La pratica è entrata a far parte della ricerca scientifica in modo sostanziale da qualche decennio. La meditazione rappresenta un metodo valido per la trasformazione del disagio interiore e della sofferenza di natura sia fisica che mentale ed è stata posta in diretto collegamento con il benessere mentale (ma non solo). Benché le origini della meditazione risalgano alle tradizioni secolari buddiste, attualmente è incorporata in protocolli di medicina integrata applicabili in vari disturbi clinici come per esempio il dolore cronico, la fibromialgia, i disturbi psicologici, le malattie cardiovascolari, metaboliche, oncologiche. Gli ambiti clinici di utilizzo degli interventi basati sulla mindfulness sono sempre più numerosi e molti studi hanno messo in evidenzia la rilevanza clinica di queste forme di trattamento integrato. In merito le ricerche hanno dimostrato che l’apprendimento e l’adozione della pratica di mindfulness riduce l’ansia, l’umore basso, lo stress mentre migliora il tono dell’umore, il benessere generale e la tolleranza al dolore emotivo e fisico. Benché i meccanismi di questi effetti siano molteplici, si ritiene che le conseguenze benefiche a livello dell’asse biologico dello stress svolgano un ruolo sicuramente determinante.

Gli esercizi di concentrazione e consapevolezza permettono, da un lato, di allenare la capacità della mente di non lasciarsi dominare dagli automatismi, dalle reazioni incontrollate agli stimoli e, dall’altro, aumentano la vigilanza e l’attenzione consapevole. Si assiste, pertanto, ad una migliore elaborazione cognitiva e ad una regolazione emotiva più flessibile, che comporta una riduzione delle emozioni spiacevoli dopo stress e ad una maggiore capacità di gestire ed accogliere le proprie emozioni. Senza dimenticare che migliora anche la tolleranza al dolore emotivo ed a quello fisico cronicizzato.

Si pensa che proprio i benefici a livello della regolazione dello stress e si pensa che sia questa una delle vie biologiche che collegano la mindfulness ed il benessere.

La meditazione regolare cambia il cervello fisico.

La pratica costante conduce all’attivazione delle aree cerebrali deputate all’auto-regolazione, alla percezione corporea ed all’elaborazione delle informazioni sotto il focus attentivo. Grazie alla plasticità cerebrale si assiste alla modifica di alcuni circuiti nervosi, soprattutto a livello della corteccia prefrontale, parietale e temporale. In generale i cambiamenti dimostrati a livello cerebrale si accompagnano allo sviluppo della regolazione emotiva ed attentiva, che permangono anche negli altri momenti della giornata. Pertanto sussiste una forte evidenza che la pratica della mindfulness produca effetti sul miglioramento dell’attenzione, della flessibilità cognitiva e della gestione emotiva. Tutti questi aspetti hanno una forte utilità nel campo clinico per la prevenzione ed il trattamento delle patologie.

In conclusione cresce sempre di più l’evidenza che la mindfulness sia uno strumento preventivo e, in associazione eventualmente ad altre cure, anche terapeutico. Per questi motivi il Centro di Medicina Biologica utilizza la meditazione di mindfulness all’interno dei propri percorsi terapeutici personalizzati di medicina integrata.

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