Lo stress ossidativo è una particolare forma di stress chimico provocato dalla presenza nel nostro organismo di quantità eccessive di agenti nocivi denominati specie chimiche ossidanti, di cui fanno parte i ben noti radicali liberi dell’ossigeno (ROS). Questi atomi o molecole si stabilizzano solo dopo aver strappato elettroni dalle molecole con cui vengono in contatto e provocando perciò un loro danno. E’ opportuno comunque sottolineare che una modesta quantità di radicali liberi è sintetizzata in condizioni fisiologiche a causa del normale metabolismo cellulare. A titolo di esempio la produzione di alcuni ormoni, tra cui quelli sessuali, è accompagnata dalla produzione di queste molecole, mentre alcuni globuli bianchi sfruttano la sintesi di questi agenti ossidanti per neutralizzare i batteri e difendere l’organismo dalle infezioni. Inoltre altri radicali liberi (NO) partecipano attivamente in alcune funzioni fondamentali, quali la regolazione della pressione arteriosa e del flusso ematico. Perciò, se da un lato questi agenti fanno naturalmente parte dell’organismo, dall’altra un loro accumulo minaccia l’integrità delle cellule e dei tessuti, pur senza scatenare sintomi o scenari clinici caratteristici.

L’incremento delle specie ossidanti può essere dovuto a:

  • Cause esogene: agenti fisici (radiazioni ionizzanti ed ultraviolette), chimici (idrocarburi, diserbanti, contaminanti alimentari, farmaci), infettivi (es. virus e batteri);
  • Cause endogene: accelerazione del metabolismo cellulare (es. sforzo fisico esaustivo) e malattie (es. obesità, diabete, malattie cardiovascolari).

In condizioni di buona salute l’organismo riesce a prevenire il danno da radicali liberi attraverso alcuni sistemi naturali di difesa antiossidante. Tra questi è possibile distinguere gli antiossidanti di origine endogena (es. catalasi, superossido dismutasi, glutatione) e quelli che, invece, devono essere introdotti dall’’esterno attraverso una corretta alimentazione (es. vitamina A, E, C). Quando avviene uno sbilanciamento tra le due controparti si parla correttamente di stress ossidativo conclamato, il quale svolge un ruolo rilevante nella progressione di numerose patologie quali le malattie infiammatorie croniche, quelle neurodegenerative ed i tumori. In aggiunta la ricerca ha confermato una correlazione non solo tra lo stress ossidativo e l’aterosclerosi, l’ipertensione arteriosa, i problemi vascolari, ma anche con i disturbi legati al sonno.

L’apnea durante il sonno notturno rappresenta il disturbo più comune e riveste una notevole importanza clinica. Tecnicamente è causata dal collasso delle vie respiratorie superiori durante il sonno. Nonostante i principali fattori di rischio siano l’obesità, il sesso maschile e l’età avanzata, le apnee notturne possono avvenire anche nei soggetti femminili e persino nei bambini. Attualmente si stima che la prevalenza raggiunga almeno il 2% ed il 4% rispettivamente nelle donne e uomini di mezza età. Gli episodi di apnea sono interrotti da risvegli bruschi che disturbano il sonno e possono causare una perspicua sensazione di sonnolenza e disattenzione diurna. Se da un lato è noto che durante la notte si possono verificare sbalzi della pressione arteriosa ed anche del ritmo cardiaco (es.aritmie), dall’altro le apnee possono incidere anche sui disturbi durante la veglia. A riguardo è stato osservato che circa la metà dei pazienti affetti soffre di ipertensione arteriosa e che le apnee aumentano il rischio di insufficienza cardiaca, infarto del miocardio, ictus e disordini tromboembolici (es. embolia polmonare e trombosi venosa). Il maggior rischio cardiovascolare rimane valido anche per le donne e gli anziani, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio ben noti quali l’età avanzata, l’obesità, il tabagismo e le malattie metaboliche (diabete). Per quanto riguarda i meccanismi patogenetici in grado di spiegare l’incremento del rischio cardiovascolare la ricerca clinica ha puntato l’attenzione sull’attivazione del sistema nervoso simpatico, sui fattori infiammatori, vascolari ed anche sulla presenza dello stress ossidativo. Infatti i pazienti affetti da apnee notturne mostrano generalmente uno sbilanciamento tra le molecole ossidanti e le difese antiossidanti. Ciò potrebbe determinare anche una diminuzione della produzione di NO, che possiede proprietà protettrici sull’endotelio vascolare. Un eccesso di radicali liberi può causare l’ossidazione dei composti biologici quali i lipidi (colesterolo ossidato), le proteine e persino il DNA dando origine al composto dosabile 8-OHdG, oltre a danneggiare i mitocondri, le fabbriche energetiche della cellula. Questi pazienti possiedono una minore capacità antiossidante ed una minore attività degli enzimi endogeni (superossido dismutasi e paraoxonasi-1). In base alle attuali evidenze si ipotizza che i problemi vascolari dei pazienti affetti dalle apnee notturne possano essere provocati da una condizione di stress ossidativo prolungato. A supporto di ciò è stato osservato che il ripristino di una ventilazione corretta tramite la pompa automatica CPAP migliora lo stato ossidativo, mentre le disfunzioni endoteliali possono essere migliorate attraverso strategie mirate per abbassare la produzione delle molecole nocive e supportare le difese antiossidanti.

Presso il Centro di Medicina Biologica è possibile effettuare la valutazione approfondita dello stato ossidativo.

Dott.ssa Lorella De Mariani

Dott. Gianluca Tiri