dieta tumore colonUna dieta per il tumore al colon può funzionare, anche in via preventiva? Quale alimentazione per il tumore al colon può essere indicata? Esiste una dieta post operatoria per il tumore al colon? Prima di rispondere a queste domande, possiamo dire che esso è uno dei tumori più frequentemente diagnosticati al mondo e la sua incidenza è collegata allo stile di vita adottato, come osservato dalle casistiche internazionali. In particolare il tumore al colon-retto è il terzo tumore più diagnosticato e si stima che nei paesi occidentali circa il 5% della popolazione sia a forte rischio di sviluppare questo tumore nel corso della vita. Questa patologia si sviluppa lentamente e solo dopo molto tempo compare il dolore, che è spesso associato ad un’ostruzione intestinale.

Gli aspetti genetici sono alquanto complessi ed esistono sindrome ereditarie ad alto rischio. Ad ogni modo solo il 5-10% di tutti i casi sono spiegabili dal punto di vista genetico e la restante parte risente notevolmente dei fattori di natura ambientale. Sulla base delle evidenze scientifiche finora accumulate numerosi enti internazionali come il World Cancer Research Fund sostengono che il cancro di questo sia uno dei tumori più modificabili attraverso la dieta per il tumore al colon. Inoltre gli studi epidemiologici sulle persone che si spostano da uno stato ad un altro sottolineano il ruolo dell’alimentazione in questo tumore, in quanto i cambiamenti ambientali sono riflessi prevalentemente nello stile alimentare.

La ricerca si sta focalizzando sulle interazioni tra i nutrienti e tra questi ed il DNA al fine di migliorare le strategie preventive e terapeutiche.

Lo sviluppo tumorale non avviene soltanto per mutazioni del DNA, ma anche in seguito ad un’alterazione epigenetica, che può causare la deviazione di una cellula in direzione pre-cancerosa. I processi epigenetici, di fatto, possono alterare l’espressione dei geni e possono contribuire all’instabilità del DNA. Secondo gli studi più recenti, l’epigenetica rappresenta la chiave di collegamento principale tra l’alimentazione con la relativa disponibilità dei nutrienti e la regolazione dell’espressione genetica, tra cui alcuni geni coinvolti nel cancro. Molti enzimi coinvolti in questi processi, infatti, sfruttano metaboliti che direttamente o indirettamente originano dai nutrienti oppure ne sono influenzati dalla loro concentrazione.

Alimentazione giusta per il tumore al colon

Alimentazione per il tumore al colonMolti studi indicano che una dieta scorretta ha un impatto importante sullo sviluppo del tumore al colon, mentre  un’alimentazione giusta e quindi mangiare in modo sano e secondo i propri fabbisogni agisce in chiave protettiva. Quale alimentazione per il tumore al colon?

In ambito nutrizionale numerosi studi hanno identificato via via specifici fattori dietetici o legati allo stile di vita che possono promuovere o proteggere da questa patologia. Per esempio, per quel che riguarda l’alimentazione sbagliata per il tumore al colon, il consumo di carne rossa e dei grassi di origine animale aumenta il rischio, il quale si riduce, invece, con un apporto adeguato e giornaliero di fibre vegetali. Nello studio della dieta per il tumore al colon,  le linee guida internazionali raccomandano di ridurre la carne rossa e quella processata, i cereali raffinati e gli zuccheri. Viceversa sono da prediligere la carne bianca, il pesce, i cereali integrali, i legumi, le verdure e la frutta. Gli studi confermano che il consumo di frutta, verdure e cereali mostra effetti protettivi sullo sviluppo di adenomi ed il tumore al colon retto. Alcuni alimenti sono risultati particolarmente benefici come per esempio di frutti di bosco che contengono naturalmente minerali, vitamine, fibre e polifenoli antiossidanti, che sono utili soprattutto in caso di infiammazione del colon. È importante che l’alimentazione sia varia ed equilibrata, cioè senza carenze di micronutrienti importanti e di antiossidanti tra cui il selenio, che mostra effetti anticancerogeni grazie alla sua capacità di proteggere il DNA dai danni. Il rischio aumenta ancora in caso di carenza di acido folico e di metionina, molecole importanti nel ciclo cellulare della metilazione.

Le sostanze bioattive alimentari sono in grado di modificare l’espressione genetica.

Per quanto riguarda i grassi si ritiene che il tipo di grassi sia più importante dei grassi totali. Pertanto sembra opportuno tenere sotto controllo gli acidi grassi omega-6, tra cui soprattutto l’acido arachidonico, il cui metabolismo è importante nella cancerogenesi al colon. In generale per quanto riguarda lo stile di vita si suggerisce fortemente di smettere di fumare e di assumere troppo frequentemente o abbondantemente gli alcolici, oltre a prendersi cura di un peso salutare e di adottare uno stile di vita attivo ogni giorno. Sappiamo, infatti, che un eccesso di adiposità addominale correla con il rischio di tumore al colon (e non solo).

L’incidenza del tumore al colon potrebbe essere dimezzata attraverso l’alimentazione, l’attività motoria e la gestione del peso.

L’obesità costituisce di per sé un importante fattore di rischio. È stato osservato che un alto rapporto tra la circonferenza vita ed i fianchi è associato significativamente al rischio tumorale. Si ipotizza che alla base di tutto ciò vi siano alterazioni del funzionamento dell’insulina, dell’infiammazione ed una scarsa regolazione del sistema immunitario. L’insulina e IGF-1 agiscono nella replicazione cellulare e possono promuovere la crescita della massa neoplastica. Non a caso i loro livelli sono direttamente correlati al rischio oncologico.

L’equilibrio energetico è sicuramente importante e ciò solleva i numerosi aspetti inerenti all’obesità ed ai suoi effetti. In particolare gli alti livelli di glicemia riscontrabili nella sindrome metabolica, nella resistenza insulinica pre-diabetica e nel diabete di tipo II conclamato rappresentano una condizione permissiva per il tumore che può agevolare la cancerogenesi dal punto di vista metabolico. La resistenza insulinica generalmente determina un alto livello di insulina e dell’ormone IGF come meccanismo compensatorio. Ciò, a sua volta, può scatenare processi cellulari di stimolo per la crescita e la proliferazione delle cellule, oltre ad inibirne le capacità di apoptosi, cioè quel fine meccanismo che conduce la cellula alla morte programmata in caso di anomalie. Benché l’incidenza nei paesi più industrializzati sia rimasta stabile oppure diminuita nel corso degli ultimi decenni, si assiste al contempo ad un incremento delle diagnosi prima dei 50 anni di età, probabilmente in relazione all’obesità e ad altri fattori. In merito si ipotizza che l’obesità porti all’attivazione di cascate molecolari, che hanno effetti sovrapponibili alle anomalie genetiche più frequenti in età avanzata.

Parallelamente agli effetti diretti dei nutrienti e di altre biomolecole sul tumore al colon-retto, la dieta per il tumore al colon esercita un’influenza indiretta attraverso la modulazione della composizione e del metabolismo del microbiota intestinale.

Il microbiota

Il nostro organismo trasporta un numero incredibile di microrganismi (>1014) e la superficie del colon ne racchiude la densità più alta in assoluto. Il termine microbiota intestinale si riferisce all’insieme dei microrganismi, che, al pari di un ecosistema vitale, abitano il nostro intestino e sono rappresentati principalmente da batteri, ma anche da funghi ed alcuni virus.

Benché il microbiota sia sostanzialmente stabile nel tempo, è stato dimostrato che esso è in grado di cambiare abbastanza rapidamente a seconda di che cosa si mette nel piatto. Si pensa che ciò dipenda dal fatto che certi microrganismi crescono meglio rispetto ad altri in risposta ad un’ambiente differente. Senza dimenticare che la dieta non incide soltanto sull’abbondanza di specifici batteri, ma anche sulla loro attività genetica e sulla produzione di numerosi metaboliti.

È noto che la fibra vegetale, i carboidrati le proteine ed i grassi hanno forti ripercussioni sulla struttura del microbiota. Ecco perché si suppone che l’alimentazione incida sul rischio del tumore al colon anche attraverso i cambiamenti a livello microbiologico. Gli studi sul microbiota umano hanno ormai dimostrato che la comunità batterica è spesso alterata nel tumore al colon-retto, così come in altre malattie tra cui malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa). In maggior dettaglio si evidenzia una minore diversità microbica e si assiste frequentemente ad una condizione di disbiosi intestinale. Nei soggetti con tumore al colon è stato osservato una maggiore prevalenza di Escherichia coli, Fusobacterium nucleatum, Clostridium septicum, mentre i lattobacilli ed altri batteri produttori di butirrato sono minoritari (Roseburia, Fecalibacterium). Per esempio alcuni ceppi di E.coli possono produrre una tossina (colibactina) in grado di danneggiare il DNA delle cellule epiteliali.

L’alimentazione rappresenta lo stimolo principale sul nostro microbiota intestinale.

Il microbiota intestinale può agire in modo protettivo attraverso meccanismi differenti. Innanzitutto i fattori dietetici e digestivi sono metabolizzati dal microbiota in altre molecole potenzialmente pro-tumorali. A titolo di esempio la carne rossa e gli acidi biliari secreti in risposta ai grassi alimentari sono convertiti dai microrganismi intestinali rispettivamente in solfuro di idrogeno ed acidi grassi secondari (es. DCA). Un altro esempio riguarda i polifenoli vegetali e le fibre, che sono trasformati in equolo ed acidi grassi a catena corta. In aggiunta il microbiota intestinale influenza le cellule immunitarie presenti al di sotto della muscosa intestinale e ne modula la reazione infiammatoria. Non dimentichiamo che l’infiammazione è un aspetto molto rilevante dei tumori, come nel caso di quelli intestinali. A supporto del collegamento tra il microbiota, l’infiammazione ed il tumore si sottolinea l’importanza del microbiota nel campo delle malattie infiammatorie intestinali, le quali a loro volta sono associate ad un ben più alto rischio di sviluppare forme tumorali.

I cambiamenti dietetici incidono sul microbiota intestinale e determinano cambiamenti nei metaboliti prodotti e negli indicatori biochimici legati al rischio tumorale.

Il microbiota intestinale può influenzare la permeabilità della barriera intestinale, la quale presidia i confini del nostro organismo da potenziali pericoli evitando che i derivati alimentari ed i microrganismi entrino direttamente in contatto con le parti più interne dell’intestino. L’obesità è una delle tante malattie con un’accentuata permeabilità ed infiammazione intestinale, che aggrava il rischio tumorale indipendentemente dall’equilibrio calorico.

Il microbiota intestinale può influenzare i tumori indirettamente sul bilancio energetico. I cambiamenti del microbiota rispondono all’alimentazione di tutti i giorni ed è stato dimostrato che il rapporto tra i batteri Bacteroides ed i Firmicutes è più basso nell’obesità. Non a caso questo tipo di microbiota è ricco di geni coinvolti nel metabolismo degli zuccheri e dei lipidi, che consentono un’estrazione calorica più efficiente. Ne consegue che il microbiota può agire sul bilancio energetico e sull’adiposità. Infine i microrganismi possono intervenire anche sui conservanti additivi presenti negli alimenti e possono influenzare la chemioterapia ed immuno-terapia.

Un aspetto nutrizionale di cui tenere in debita considerazione riguarda le fibre. Per definizione la fibra alimentare rappresenta la parte edibile dei vegetali che è resistente alla digestione ed all’assorbimento nell’intestino tenue ed è utilizzata nei processi fermentativi da parte del microbiota residente nel colon. Con il termine fibra, in realtà, si intende molte sostanze differenti come la lignina, la cellulosa, l’emicellulosa, le pectine e l’amido resistente. Si ritiene che l’apporto sufficiente di fibre, provenienti dalla frutta, verdura e cereali, riduca il rischio di tumore al colon-retto e ciò avviene secondo vari meccanismi. Le fibre insolubili accelerano il transito intestinale e possono ridurre l’esposizione delle cellule epiteliali ai cancerogeni (es. ammine eterocicliche). In secondo luogo la fibra solubile è fermentata da certi gruppi batterici in prodotti benefici come gli acidi grassi a catena corta, in particolare l’acetato, il propionato ed il butirrato, i quali possono contribuire attivamente nella prevenzione oncologica.

Dieta per il tumore al colon: un elemento chiave nel tumore al colon è sicuramente l’alimentazione.

Alcuni studi hanno evidenziato un calo dei batteri produttori di butirrato nei pazienti con il tumore al colon-retto. In breve il butirrato agisce come una molecola benefica e protettiva. Questa conclusione è frutto di anni di approfondimenti scientifici sul ruolo degli acidi grassi a catena corta. A differenza della maggior parte delle altre cellule del corpo, che utilizzano per i propri fabbisogni soprattutto glucosio, le cellule epiteliali del colon sfruttano il butirrato per il 60-70% dell’energia totale. Ciò è importante per rimpiazzare una mucosa in continua rigenerazione. Basti considerare che l’epitelio intestinale si rinnova più velocemente di qualsiasi altro ed in meno di una settimana. Viceversa le cellule tumorali non sfruttano così bene il butirrato e lo accumulano nel nucleo dove può regolare l’espressione dei geni tramite processi epigenetici. Inoltre il butirrato può diminuire lo sviluppo tumorale attenuando l’infiammazione attraverso la sua azione sui linfociti ed abbassando la produzione di citochine pro-infiammatorie dai macrofagi intestinali. Infine il butirrato migliora la permeabilità e la funzionalità della barriera intestinale.

Il tratto intestinale è rivestito da uno strato di epitelio, che se disteso completamente ricoprirebbe una superficie di 200 metri quadrati. Ne risulta che l’intestino rappresenta l’interfaccia principale tramite cui il nostro organismo si affaccia all’ambiente esterno. Ciò espone il tratto intestinale all’esposizione di un gran numero di molecole, cancerogeni inclusi. Tra questi non ci sono solamente quelli originati dall’inquinamento, ma anche quelli prodotti durante la cottura degli alimenti stessi. Sappiamo, infatti, che i cibi cotti a temperature superiori ai 110° accumulano molecole ad azione cancerogena. Ciò avviene nelle cotture prolungate al forno, nel barbecue e nei prodotti affumicati. Per di più le persone che mangiano molti prodotti di origine animale rispetto a quelli vegetali hanno un pH intestinale generalmente spostato in direzione alcalina e la fermentazione proteica produce ammoniaca, fenoli, solfuro di idrogeno ad azione tossica.

Le ricerche più recenti puntano l’attenzione sull’importanza di numerose molecole di origine alimentare che sono attive nell’inibizione della cancerogenesi. Molti frutti e verdure contengono composti bio-attivi (es. polifenoli), la cui concentrazione cambia da alimento ad alimento ed anche da come è coltivato e processato.  Queste sostanze possono raggiungere il colon quando per esempio sono troppo grandi o inaccessibili per essere assorbiti nell’intestino tenue, oppure perché possono ritornarvi dopo essere passati dal fegato grazie al cosiddetto circolo entero-epatico. Queste molecole bioattive hanno la potenzialità di modificare direttamente o di influenzare i processi tumorali attraverso molteplici meccanismi. Possono esercitare un’azione diretta sull’epitelio intestinale, oppure possono dipendere in qualche modo dall’’interazione con il microbiota intestinale. Sappiamo, infatti, che alimenti differenti possono promuovere o arrestare la crescita dei microrganismi del colon influenzando la composizione generale del microbiota. In aggiunta le bio-molecole possono far deviare l’attività metabolica del microbiota, che è responsabile di un’ingente produzione di metaboliti di potenziale impatto sull’organismo.

Dieta post operatoria per il tumore al colon: qual è la migliore?

Post operatoriaE’ bene sapere che esistono anche dei consigli importanti in merito alla dieta post operatoria da seguire per chi ha avuto tumore al colon. Le osservazioni cliniche del decorso post-chirugico suggeriscono la possibilità concreta che i comportamenti adottati possano fare la differenza influenzando il tasso di recidive legate alla proliferazione e sopravvivenza del tumore. Nonostante le evidenze mostrino i benefici derivanti da uno stile di vita sano, le statistiche mostrano che solo poche persone, dopo la diagnosi di tumore, adottano nella quotidianità le raccomandazioni preventive. Si stima che solo il 15-19% mangia in modo corretto e solo il 30-45% segue gli obiettivi motori minimi. La sedentarietà, la dieta sbilanciata e l’obesità sono comuni in chi ha alle spalle una diagnosi di tumore e possono aggravarsi in conseguenza delle terapie oncologiche. Inoltre nel post-diagnosi accade spesso che l’attività motoria cali rispetto ai livelli precedenti, soprattutto nei momenti ricreativi e per gli effetti collaterali delle terapie. Queste nuove abitudini si rafforzano nel tempo e frequentemente non ritornano più come prima persino dopo anni dalla diagnosi. Generalmente nei tre anni successivi alla diagnosi si tende a prendere peso, in special modo chi è inizialmente in normo-peso.

Dopo la diagnosi si raccomanda di mantenere un peso sano, adottare uno stile di vita attivo e mangiare seguendo un’alimentazione per il tumore al colon ben equilibrata.

Una dieta per il tumore al colon non è ad esempio quella occidentale in quanto associata ad un peggior decorso della malattia tramite l’azione di numerosi componenti chiave dell’alimentazione, che sono fortemente associati al rischio oncologico nel colon-retto. Si raccomanda, pertanto, di prediligere i vegetali, quindi la frutta, la verdura ed i cereali non raffinati, mentre è bene limitare al minimo il consumo di zuccheri, carne rossa e processata, cereali raffinati e dessert, che aumentano il rischio di recidive.

C’è sempre più l’evidenza che l’obesità sia coinvolta nelle recidive tumorali e possa incidere sfavorevolmente sulla prognosi. In particolare, per quanto riguarda il tumore al colon il rischio aumenta quando si è in una condizione sia di magrezza che di obesità. Quest’ultima può influenzare l’efficacia delle terapie, oltre a costituire un noto fattore di rischio per problemi di cicatrizzazione, infezioni post-operatorie ed edema. Senza tralasciare che l’obesità incrementa il rischio di incorrere in altri tipi di cancro aggiuntivi. L’importanza della gestione del peso è ribadita dai risultati degli interventi terapeutici nel miglioramento della qualità di vita dopo la diagnosi e dei parametri biochimici relativi al rischio (es. lipidi, leptina, insulina).

Il controllo del peso, l’attività motoria e la qualità della dieta agiscono in modo sinergico.

I risultati degli studi sottolineano il ruolo del carico glicemico nelle recidive, soprattutto in chi è in sovrappeso. Ciò trova riscontro anche guardando a che cosa succede dentro la cellula. Si sa che le cellule tumorali non riescono a portare a termine la respirazione cellulare in modo efficiente e si basano per lo più sui processi di fermentazione anaerobica per produrre energia. Di fatto introducono più glucosio dall’esterno per far fronte ad una produzione energetica inferiore rispetto alle cellule normali. Ecco perché le cellule tumorali sono particolarmente avide di zuccheri. Si ritiene, quindi, che l’effetto combinato del carico glicemico e della conseguente iper-glicemia, in combinazione agli alti livelli di insulina, possa esporre ad un aumento del rischio di recidive. D’altra parte un’alimentazione corretta e bilanciata in combinazione all’attività motoria è associata ad un minor rischio nel post-diagnosi.

In conclusione il tumore al colon-retto mostra una forte associazione con lo stile di vita e l’alimentazione, di cui bisogna prendersi cura per agire concretamente in chiave preventiva. Ad ogni modo si precisa che in caso di tumore è bene rivolgersi ad uno specialista al fine di prendere in considerazione i numerosi fattori clinici e dietetici necessari per costruire ad hoc un’alimentazione terapeutica personalizzata per ciascuno. Per questi motivi il Centro di Medicina Biologica mette a disposizione i percorsi di Nutrizione Oncologica, che hanno l’obiettivo di supportare l’organismo dal punto di vista nutrizionale sostenendo le sue capacità e migliorando la qualità di vita.

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