tumore e alimentazioneTumore e alimentazione: vi sono delle correlazioni? I tumori sono una delle principali sfide sanitarie al mondo ed il loro studio ha portato all’identificazione di vari fattori di rischio coinvolti nel loro sviluppo e progressione. Questi avanzamenti nella conoscenza hanno permesso di arricchire le strategie preventive e terapeutiche in diversi tipi di cancro e questo vale anche per la connessione tra tumore e alimentazione, ed eventuale dieta antitumore. Considerando che molteplici fattori partecipano all’inizio ed alla crescita del tumore, le evidenze finora raccolte indicano che accanto alle componenti genetiche sussistono vari fattori di rischio collegati all’ambiente ed allo stile di vita.

Il termine tumore racchiude molte malattie differenti, ma tutte accumunate da una causa multifattoriale. Le cellule tumorali sono originate da un accumulo progressivo di mutazioni, anomalie e/o alterazioni funzionali a carico del materiale genetico delle cellule. In particolare è possibile osservare una proliferazione cellulare incontrollata, l’insensibilità ai fattori di controllo cellulare, capacità di invadere i tessuti circostanti e di migrare creando nuovi focolai tumorali. Le patologie oncologiche, in breve, possono essere collegate a difetti nei meccanismi responsabili della regolazione del ciclo cellulare lasciando le porte aperte allo sviluppo di alterazioni cellulari e delle caratteristiche tipiche delle neoplasie. Ad ogni modo le stime percentuali mostrano che solo pochi casi di tumore sono riconducibili a mutazioni genetiche ereditabili, mentre la stragrande maggioranza dipende da fattori esterni. Quindi le malattie oncologiche rappresentano malattie complesse ed eterogenee e costituiscono la seconda causa di morte dopo quelle cardiovascolari. Si stima che l’incidenza di tumori nel mondo aumenterà fino a raddoppiare nei prossimi venti anni toccando il 18% nel 2030. Tutto ciò non può che sollevare notevoli problematiche e difficoltà.

L’alimentazione può influenzare la salute umana in molti modi ed esercitano effetti potenti sull’organismo, anche per quel che riguarda il tumore.

Nel corso dei decenni la scienza della nutrizione ha dimostrato di avere risvolti non soltanto nelle malattie classicamente definite di ambito nutrizionale (es. ipertensione, colon irritabile), ma persino in oncologia. A titolo di esempio è stato osservato che il giusto rapporto di vitamine, antiossidanti e macronutrienti è estremamente salutare nella prevenzione tumorale. Per di più diventano sempre più chiari e definiti i collegamenti tra l’alimentazione e lo stato infiammatorio, che costituisce uno dei fattori di rischio principali per lo sviluppo di numerosi tipi di cancro. Ecco perché l’alimentazione è probabilmente uno dei fattori più importanti che possono essere associati alle malattie tumorali e perché, quindi, possiamo parlare di tumore e alimentazione in grossa connessione tra loro e della possibilità che l’alimentazione antitumore possa servire anche da dieta per prevenire il tumore.

Dieta anti tumore

Dieta anti tumoreLa prevenzione oncologica passa attraverso l’azione delle sostanze alimentari, che mostrano proprietà benefiche, sinergiche e con un bassissimo profilo di tossicità per l’organismo, e quindi è molto importante adottare una giusta dieta anti tumore. Parliamo, quindi, di dieta anti tumore. Studi recenti hanno portato una mole consistente di risultati, secondo cui i nutrienti ed altri componenti alimentari possono avere effetti preventivi tramite meccanismi biochimici, ormonali, infiammatori, metabolici e, persino, epigenetici. Quest’ultimo concetto si riferisce ai meccanismi che presiedono alla regolazione dell’espressione del DNA dentro ogni nostra cellula. Le modificazioni epigenetiche sono cambiamenti ereditabili dell’espressione genetica che non richiedono mutazioni nel DNA. Queste modifiche possono fungere da elementi intermedi tra l’organismo ed i segnali ambientali fornendo uno dei meccanismi probabilmente più importanti sugli effetti genetici coinvolti nei tumori. Ebbene, si è dimostrato che l’alimentazione agisce in chiave preventiva e terapeutica proprio tramite processi epigenetici, che influenzano notevolmente il funzionamento cellulare. Un ampio numero di studi, infatti, ha rivelato che le molecole contenute negli alimenti sono capaci di cambiare l’espressione, e quindi in un certo senso l’attività, dei geni coinvolti nello sviluppo tumorale.In merito, benché i processi non siano stati sufficientemente delineati in dettaglio, è evidente che le sostanze contenute nella frutta, nella verdura ed in altre piante possono influenzare la conformazione, la struttura e l’espressione del DNA contenuto nelle cellule. L’aspetto interessante consiste nel fatto che l’effetto protettivo in campo oncologico non sembra dipendere da un singolo nutriente o molecola alimentare, bensì dall’insieme delle componenti. Perciò lo stile alimentare può svolgere un ruolo più importante nella modulazione del rischio oncologico, piuttosto che soffermarsi solamente su pochi alimenti, pur dagli effetti benefici. Sappiamo che i meccanismi epigenetici sono importanti nella differenziazione, crescita delle cellule e che i loro effetti possono durare nel tempo, persino molti anni dopo. Inoltre i nutrienti ed altre molecole bioattive incidono direttamente o indirettamente sul processo di cancerogenesi.

Le molecole bioattive contenute negli alimenti possono agire come agenti terapeutici modulando diversi processi molecolari e cellulari.

Benché i tumori siano considerati strettamente legati all’età, è ormai noto che sia le malattie tumorali sia altre malattie croniche si manifestano sempre precocemente. Ciò suggerisce con forza che la crescente incidenza di tumori non dipenda esclusivamente dall’aumento della vita media, ma piuttosto sia dipendente dai fattori di rischio ambientali e legati allo stile di vita. A proposito si stima che solo il 5-10% di tutti i casi di tumore siano causati da una predisposizione genetica, mentre il 90-95% possano trovare una spiegazione valida tenendo conto di altri fattori, tra cui alimentazione scorretta, abuso di alcol, fumo, sedentarietà ed esposizione a sostanza inquinanti. Per di più nel tumore al colon questa percentuale può salire fino al 50%.

Il World Cancer Research Fund ritiene che nel mondo 3-4 milioni di casi di cancro all’anno possano essere prevenuti adottando uno stile di vita sano, mentre altri studi sostengono che circa un tumore su tre possa essere evitato tramite l’alimentazione. La questione si complica ricordando che gli alimenti sono un insieme di numerosi nutrienti e molecole bioattive, alcune delle quali possono comportarsi in modo benefico, altre neutro ed altre in modo nocivo. Per esempio nella prevenzione è stato messo in risalto il ruolo di alcuni polifenoli contenuti nei vegetali, mentre l’alcol e le nitrosamine sono correlate con un maggior rischio oncologico. D’altra parte per rimanere in salute è bene non focalizzarsi solamente sui nutrienti o alimenti singoli, bensì curare anche che cosa, quando e quanto mettiamo sulla nostra tavola. Bisogna considerare, infatti, che, benché un singolo nutriente possa ben esercitare effetti favorevole, è ormai chiaro che ciò che conta è la complessità di tutta l’alimentazione, inclusa l’interazione tra tutti i componenti dietetici. Questi concetti sono stati riportati alla ribalta dell’attenzione internazionale grazie agli studi pioneristici di Keys sulla dieta mediterranea nel Sud Italia, Grecia e Cipro. Ciò ha condotto alla prima diffusione di una “tradizione alimentare” dagli effetti benefici dimostrati. Successive ricerche hanno osservato che le caratteristiche tipiche della dieta Mediterranea risultano protettive sull’incidenza e mortalità tumorale.

Le terapie nutrizionali su monitoraggio di uno specialista rappresentano strategie utili da integrare nelle terapie classiche in ambito oncologico.

I meccanismi che collegano lo stile alimentare ed il rischio di tumore poggiano su due aspetti fondamentali: il contenuto specifico dell’alimentazione e l’associazione tra la nutrizione ed i suoi effetti sull’organismo come per esempio il peso corporeo, il bilancio energetico e le alterazioni metaboliche. Queste interazioni dipendenti dai nutrienti ed altre sostanze alimentari sono state più volte rimarcate nel corso degli anni. A titolo esemplificativo le diete ricche di frutta, verdura, legumi e cereali integrali possono essere benefiche grazie ad un rapporto adeguato di acidi grassi, un più alto contenuto di fibre e di antiossidanti che inibiscono molti processi biologici coinvolti nella carcinogenesi come l’angiogenesi e l’infiammazione. In special modo per il tumore al colon le fibre di origine vegetale possono migliorare il senso di sazietà, la massa e la viscosità fecale, la fermentazione dei metaboliti, la produzione di acidi grassi a catena corta ed il transito intestinale con la conseguente riduzione del contatto tra i carcinogeni e la mucosa intestinale.

D’altra parte gli stili alimentari scorretti generalmente sono caratterizzati (ma non solo) da carne rossa e processata, bevande zuccherate, snacks, cibi ricchi di amido e di carboidrati raffinati. Per quanto riguarda la carne rossa e processata è ben noto che è ricca di composti azotati, ammine eterocicliche, ferro eme e, dopo cottura, idrocarburi policiclici aromatici che sono considerati uno dei responsabili principali degli effetti tumorali dei prodotti di origine animale. Anche un consumo frequente o abbondante di alcool aumenta il rischio di cancro. In particolare il consumo alcolico può aumentare la concentrazione di estrogeni a causa di un minore capacità di detossificazione ed incrementando il rischio di tumore al seno. Per di più aumenta la permeabilità delle membrane cellulari ai carcinogeni e ne rallenta la detossificazione. Viceversa le vitamine ad azione antiossidante potrebbero avere un effetto protettivo attraverso un’azione anti-infiammatoria ed inibente la proliferazione cellulare. Infine una buona concentrazione di antiossidanti potrebbe controbilanciare le conseguenze dell’infiammazione cronica per esempio conseguente al fumo. Ciò darebbe una spiegazione del perché mangiare bene possa diminuire il rischio di tumore al polmone, specialmente nei fumatori.

I meccanismi responsabili delle associazioni tra la dieta ed il tipo di tumore includono anche gli effetti diretti di alcuni alimenti su alcuni tipi di cancro come per esempio il sale nel tratto digestivo superiore. Oppure le conseguenze a livello metabolico, ponderale ed ormonale. Si sa che un’alimentazione scorretta può aumentare il peso corporeo comportando un maggior rischio di incorrere nei tumori correlati all’obesità. Tanti acidi grassi saturi e zuccheri può far accumulare massa grassa ed alterare la regolazione glicemica e dell’insulina, che a loro volta incidono sui livelli ormonali e con ripercussioni sul rischio tumorale. Gli zuccheri raffinati, infatti, sono alla base dell’indice glicemico, cioè quanto si innalza la glicemia dopo il pasto, e del carico glicemico, che misura sia la qualità che la quantità degli zuccheri consumati. Ebbene, queste misure sono state poste in correlazione diretta con i tumori a causa del ruolo dell’insulina e dei fattori di crescita nella progressione del cancro. È ormai noto che il tessuto adiposo non è inerte, bensì al contrario produce molte molecole ed ormoni che hanno la capacità di regolare la funzionalità immunitaria, le citochine infiammatorie, l’angiogenesi, la resistenza insulinica ed altri processi coinvolti nella cancerogenesi. Senza tralasciare che il tessuto adiposo è responsabile di uno stato infiammatorio di basso grado e silente, che è caratterizzato da un lieve incremento delle citochine e molecole pro-infiammatorie, le quali agiscono sui meccanismi cellulari coinvolti nella proliferazione e morte cellulare, infiammazione, metastasi ed angiogenesi. Infine si ipotizza che sussistano anche altri meccanismi di collegamento tra il peso ed i tumori come per esempio le disfunzioni vascolari.

Alimentazione anti tumore: cosa mangiare e cosa evitare?

Alimentazione anti tumoraleUn altro aspetto di cui tenere conto nella correlazione tra tumore e alimentazione anche dal punto di vista preventivo – e quindi della possibile alimentazione anti tumore – è sicuramente il ruolo della giusta alimentazione anti tumore, e quindi come veicolo principale delle sostanze e dei prodotti chimici ambientali. Più del 90% delle molecole tossiche cui veniamo in contatto sono presenti nei cibi e nell’acqua. Possiamo citare i contaminanti organici persistenti (POP), i policlorobifenili (PCB), gli ftalati, le diossine, insetticidi organoclorurati, fungicidi, erbicidi e metalli pesanti.

Molti studi in laboratorio e di natura epidemiologica suggeriscono che gli inquinanti ed i prodotti chimici di sintesi svolgono un ruolo nei tumori, come per esempio nel tumore al seno o ai polmoni. A riguardo, data la diffusione ed incidenza crescente nei paesi industrializzati del tumore al seno, i rischi derivanti dall’esposizione ai prodotti cancerogeni rappresenta un problema di salute mondiale sempre più consistente. La carcinogenesi è un processo lento, che può iniziare decenni prima a causa delle modificazioni genetiche ed epigenetiche per poi manifestarsi in età avanzata, spesso dopo gli anni 50, sotto l’effetto di fattori come per esempio gli estrogeni nel caso delle donne e gli androgeni negli uomini. L’aumento selettivo dell’incidenza dei tumori ormono-dipendenti (seno, prostata, testicolo) è associata ad un incremento nell’ambiente del numero di molecole dette distruttori endocrini.

In maggior dettaglio l’esposizione a molecole cancerogene e/o agli interferenti endocrini (es. PFOSA, idrocarburi policiclici aromatici, PCB, solventi, diossine), anche sul luogo di lavoro, influenzano il rischio di tumore al seno ed in interazione con la suscettibilità genetica. I meccanismi ipotizzati riguardano azioni tossiche sul DNA delle cellule, alterazioni dello sviluppo mammario e promozione dei tumori tramite vie ormonali. Per di più le conseguenze negative sulla salute sembrano maggiori quando l’esposizione è precoce oppure in combinazione di più cancerogeni (effetto cocktail). E gli effetti non diventano generalmente evidenti finché non si raggiunge un’età più avanzata. Per esempio gli effetti del bisfenolo A e del DDT sul tumore al seno in seguito all’esposizione in gravidanza o nel periodo perinatale appaiono molti anni dopo. Sebbene le patologie oncologiche siano multifattoriali e questo tipo di studi siano alquanto complessi, le ricerche non smettono di portare nuove conoscenze sul ruolo dell’inquinamento ambientale nella nostra salute.

Scegliere gli alimenti giusti e prestare attenzione all’igiene alimentare consente di ridurre il carico di tossicità nell’organismo.

L’alimentazione è molto probabilmente uno dei responsabili principali dell’accumulo di prodotti nocivi nell’organismo nel corso degli anni. Ma la tossicità non proviene solo dai prodotti chimici di sintesi, bensì spesso origina direttamente dalle nostre cucine. Un ampio numero di molecole tossiche si formano in seguito alla cottura dei cibi ed al riscaldamento dei loro contenitori. È ormai noto che la cattura ad alta temperatura oppure per tempi prolungati produce molecole ad azione cancerogena per lo stomaco, l’intestino ed il seno. Tra queste ci sono le ammine eterocicliche, le quali si formano dalla cottura per tempi lunghi della carne e del pesce, oltre a trovarsi in alcuni alimenti industriali. Inoltre tra le sostanze nocive più comuni abbiamo anche gli idrocarburi policiclici aromatici, che sono prodotti dalla grigliatura o bruciatura di qualsiasi alimento. Infine l’acrilamide è un probabile cancerogeno per l’uomo e formato a partire dagli alimenti amidacei portati ad alte temperature. Alcune tossine provengono anche dalla conservazione dei cibi come i ben noti nitriti e nitrati, che sono utilizzati nei concimi a base di azoto (e possono passare nelle verdure ed acque) e nelle carni conservate. Questi Sali azotati possono reagire con i residui proteici alimentari dando origine alle nitrosammine dalle proprietà cancerogene per il tratto gastrointestinale. Infine le micotossine sono sostanze cancerogene che si formano in seguito ad una cattiva conservazione degli alimenti.

Pertanto l’alimentazione anti tumore agisce nella prevenzione oncologica tramite molteplici meccanismi, che agiscono in modo diretto oppure indiretto sulla nostra salute. L’apporto continuo, anche a piccole dosi, di xenobiotici e prodotti potenzialmente nocivi può determinare il loro accumulo a livello organico, dove possono scatenare alterazioni infiammatorie, metaboliche, ormonali, ossidanti e mutagene. Per questi motivi una corretta prevenzione tumorale non può prescindere da una riduzione dell’intossicazione e dalla cura dei meccanismi di detossificazione dell’organismo.

Dieta per prevenire il tumore

Dieta per prevenireEsiste quindi una dieta per prevenire il tumore e che sia valida contro il tumore al seno, all’esofago, allo stomaco, al pancreas, al colon, alla prostata, al fegato, al cervello o al polmone ed in generale contro tutti i tipi di cancro? L’organizzazione Mondiale della Salute afferma che tra i fattori di rischio per il cancro ci sono la sedentarietà, il consumo frequente di alcool, il tabacco, e l’alimentazione scorretta. I fattori di natura nutrizionale sono considerati responsabili di circa il 30% dei tumori nei paesi sviluppati mettendo i nutrienti al secondo posto dopo il fumo come causa potenziale di cancro. La relazione tra l’alimentazione e lo sviluppo tumorale fu inizialmente messa in luce dai primi esperimenti di laboratorio risalenti agli anni ’40. Da allora i notevoli sviluppi nella comprensione delle patologie oncologiche ha consentito di avere una visione più ampia e complessa, soprattutto in considerazione delle emergenti variabili legate all’ambiente ed allo stile di vita. Negli ultimi decenni è ormai chiaro che il cibo ed il suo contenuto di nutrienti ed altre sostanze bioattive gioca un ruolo rilevante nel mantenersi in salute ed i suoi effetti possono essere influenzati anche da altri fattori come l’attività motoria.

Sappiamo che l’obesità rappresenta un fattore di rischio significativo per il tumore all’esofago, colon-retto, mammella, endometrio e rene. E la sua diffusione riguarda tutte le fasce di età. Basti considerare che circa un terzo dei bambini e degli adolescenti è in sovrappeso o in una condizione di obesità. Ciò li espone ad un maggior rischio di malattie croniche, inclusi certi tumori più avanti negli anni. I fattori ormonali e riproduttivi sono considerati variabili non trascurabili nel tumore al seno ed un aumento di peso può incrementare i livelli di estrogeni, mentre sussiste l’evidenza che un alto apporto di fibre vegetali possa ridurre il rischio di tumore al colon-retto, stomaco e seno.

D’altra parte lo sviluppo dei tumori non sembra dipendere necessariamente o esclusivamente dagli dall’indice glicemico degli alimenti e ciò sembra più evidente nel caso del tumore epatico, polmonare, ovarico e della vescica. È opportuno, invece, tenere in considerazione l’interazione di tutti i nutrienti e le proprietà delle molecole bioattive nascoste negli alimenti. Per esempio più ricerche hanno indicato che un alto introito di grassi, specialmente di origine animale e di tipo saturo, incrementa il rischio di tumore al seno, colon, pancreas e prostata. A proposito si ipotizza che il ruolo dei grassi come fattore di rischio potrebbe dipendere dalle conseguenze sugli acidi biliari, che una volta rilasciati nell’intestino possono convertirsi in altre forme cancerogene. Oppure i cibi o le bevande troppo calde sono collegati al tumore alla cavità orale, faringe ed esofago.

Gli studi che hanno indagato quali alimenti sono più utili in chiave preventiva hanno trovato che il consumo frequente e/o abbondante di uova, carne e latticini determina un incremento del rischio tumorale. Le bevande alcoliche sono associate al tumore al fegato, al primo tratto digestivo, al seno ed al colon-retto. D’altra parte il rischio cala quando il consumo di alimenti di origine vegetale è più abbondante. Un alto apporto di fonti proteiche provenienti dal mondo animale ha una correlazione più volte confermata con il cancro al colon-retto, probabilmente mediata dal contatto di alcuni metaboliti e derivati alimentari a contatto con la mucosa intestinale. Viceversa la frutta e la verdura è protettiva per il tratto gastrointestinale. Inoltre per quanto riguarda i nutrienti specifici quelli più probabilmente protettivi sono la vitamina B2, B6, B9, C, D, E, i minerali calcio, zinco e selenio insieme ad alcune fito-molecole ad azione protettiva, come per esempio i flavonoidi.

La nutrizione e l’attività motoria sono classificate come i fattori di rischio più importanti nei tumori ed anche indipendentemente dall’obesità.

Le raccomandazioni nel campo della prevenzione oncologica sono stilate ufficialmente dall’America Cancer Society (ACS) e dal World Cander Reasearch Fund (WCRF/AICR). Queste raccomandazioni sono state scritte sulla base della mole di evidenze scientifiche su fattori di rischio individuali rispetto al cancro e sono continuamente in fase di aggiornamento con le nuove scoperte.

Ecco i punti chiave delle raccomandazioni internazionali:

  • Raggiungere o mantenere un peso salutare senza essere eccessivamente magri;
  • Essere fisicamente attivi per almeno mezz’ora ogni giorno. Limitare e abitudini sedentarie;
  • Evitare le bevande zuccherate;
  • Limitare il consumo degli alimenti iper-calorici;
  • Consumare più varietà di verdure, frutta, cereali integrali e legumi;
  • Moderare il consumo di carne rossa ed evitare quella processata;
  • Se consumate, limitare il consumo di bevande alcoliche;
  • Limitare il consumo di cibi salati e di quelli processati con il sale.

L’aderenza a questi vivi consigli ha dimostrato di apportare un tasso minore di incidenza tumorale e di altre malattie. Seguire uno stile di vita salutare come questo raccomandato determina sostanziali benefici per la salute, che oltrepassano la sola prevenzione tumorale includendo benefici anche in altre malattie (es. cardiovascolari).

L’alimentazione esercita un effetto importante sulla salute umana e ciò è dovuto, in parte all’interazione con il microbiota intestinale.

La dieta incide sulla composizione e sull’attività metabolica della micro-flora intestinale e di conseguenza può avere effetti sulle risposte immunitarie ed infiammatorie. Conseguentemente mangiare in modo sbagliato, inoltre, può  portare allo sviluppo di alcune malattie. In special modo l’alimentazione agisce nei tumori del tratto gastrointestinale attraverso l’interazione con il microbiota, cioè l’insieme dei microrganismi che abitano stabilmente alcune zone del nostro organismo. Si sa che uno sbilanciamento tra il microbiota del colon e l’epitelio intestinale può condurre ad una forte attivazione immunitaria e ad un aumento dello stato infiammatorio, che a sua volta potrebbe sfociare in processi cancerosi. Le evidenze scientifiche acquisite finora mostrano chiaramente che il microbiota rappresenta un elemento non trascurabile nella genesi del tumore al colon-retto. È stato evidenziato che i pazienti con questo tipo di tumore mostrano generalmente un aumento di alcuni batteri (es. Fusobacterium nucleatum, Clostridium septicum, Streptococcus bovis, Bacteroides fragilis, E. coli, Helicobacter pylori), mentre altri sono a bassi livelli (es. Ruminococcus, Faecalibacterium, Roseburia, Lactobacillus, Bifidobacterium). In aggiunta alcuni batteri produttori dei benefici acidi grassi a catena corta (es. butirrico) sono spesso ridotti nelle feci di questi pazienti. La convergenza di più evidenze, di fatto, suggerisce con forza che l’acido butirrico sia importante nella prevenzione oncologica. Si aggiunga che l’analisi della composizione del microbiota intestinale mostra una buona correlazione con il tumore al colon aprendo nuove potenzialità diagnostiche nel prossimo futuro. Tutto ciò rientra nell’ambito dell’alimentazione, in quanto la qualità e la composizione del microbiota intestinale sono strettamente dipendenti da ciò che si mangia. Persino l’attività metabolica dei microrganismi residenti nell’intestino può essere influenzata dai nutrienti, i quali agiscono come promotori o come detrattori di una microflora intestinale sana ed in equilibrio.

L’alimentazione può cambiare lo stato metabolico dei tessuti, influenzare i processi molecolari all’interno delle cellule ed incidere sullo stress ossidativo. Il metabolismo delle nostre cellule dipende dall’ossigeno e dalla respirazione cellulare, che avviene negli organelli cellulari detti mitocondri e produce l’energia necessaria per le cellule. In una condizione fisiologica standard si producono naturalmente specie reattive e radicali liberi ossidanti a causa delle attività metaboliche. Il problema insorge quando queste molecole ossidanti superano le capacità derivanti dalla barriera antiossidante, che a sua volta è costituita da molecole normalmente prodotte dall’organismo oppure introdotte dall’esterno. Le ricerche di laboratorio e quelle di carattere epidemiologico mostrano che una produzione eccessiva di radicali liberi può causare un’alterazione dell’equilibrio intra-cellulare e danneggiare componenti importanti della cellula. Ciò avviene quando lo stress ossidativo non è bilanciato da una corretta barriera antiossidante e dai meccanismi di riparazione efficaci.

Nel corpo umano la nutrizione è uno dei regolatori vitali dello stress ossidativo. In particolare lo stress ossidativo di natura nutrizionale riguarda lo sbilanciamento tra il carico ossidante e le difese antiossidanti a causa dell’apporto eccessivo o inadeguato di nutrienti o di altre molecole bioattive. Ciò avviene tipicamente in seguito ad una carenza oppure ad un eccesso di nutrienti. Per esempio una sovra-alimentazione e la sedentarietà comportano un aumento dei livelli di glucosio e di acidi grassi nelle cellule. La loro conversione nelle cellule è accompagnata da un incremento dei radicali liberi.

L’alimentazione può indurre stress ossidativo ed i fattori dietetici possono fungere da fattori pro-infiammatori e pro-ossidanti.

Ci sono molti studi che confermano che lo stress ossidativo funge da elemento chiave nello sviluppo di numerose malattie.  E le alterazioni del metabolismo cellulare svolgono un ruolo rilevante nella progressione di vari tipo di cancro. In special modo è ben noto che lo stress ossidativo è in grado di danneggiare il DNA, alterare le segnalazioni cellulari ed influenzare la progressione delle cellule cancerose (es. seno, fegato, colon, prostata e cervello). In generale lo sviluppo tumorale è significativamente correlato con condizioni di stress ossidativo. Soffermandoci sul DNA, sappiamo che essa può subire un attacco ossidativo, il che aumenta il rischio di mutazioni nella sequenza genetica dando origine ad alcuni prodotti ossidati (es. 8-OHdG), che possono essere validi indicatori dei danni a carico del DNA. A loro volta le mutazioni genetiche possono aumentare la probabilità di dar origine a neoplasie. D’altra parte la nutrizione può agire come un mediatore della soppressione tumorale a livello molecolare. In particolare i composti nutrizionali possono proteggerci sopprimendo l’attività dei cancerogeni o inducendo i meccanismi di riparazione de DNA. Ne risulta che lo stress ossidativo persistente può facilitare lo sviluppo tumorale attraverso l’alterazione dell’espressione dei geni coinvolti nelle mutazioni e nelle trasformazioni cellulari. Pertanto è parzialmente responsabile dello sviluppo e della progressione di alcuni tumori come per esempio quello al seno, colon-retto, stomaco e pelle.

L’infiammazione rappresenta un fattore importante nella nascita e nella crescita dei tumori. C’è sempre stato un vivo interesse nell’approfondire i collegamenti esistenti tra l’infiammazione e la dieta. Ed effettivamente l’alimentazione ha risvolti anche qui. Alcuni alimenti, infatti, hanno mostrato avere un maggior effetto pro-infiammatorio, come per esempio quelli ad alto indice glicemico, oppure ricchi di grassi saturi oppure la carne. I prodotti di origine vegetale possono contribuire a ridurre il rischio di tumore attraverso il miglioramento della funzionalità vascolare ed immunitaria. Viceversa un apporto eccessivo di grassi saturi, zuccheri ed una carenza di fibre potrebbe determinare un maggior rilascio di molecole pro-infiammatorie (es. citochine). In generale un più alto indice infiammatorio è associato ad un rischio tumorale più elevato come per esempio a livello dell’esofago, colon-retto e fegato. L’infiammazione cronica è associata al danno ossidativo al DNA, che può portare a mutazioni in geni chiave della regolazione cellulare. Inoltre la dieta svolge un ruolo anche attraverso gli effetti sul sovrappeso e obesità. Un più alto BMI è associato ad una scarsa regolazione dei più importanti fattori di rischio metabolico come la resistenza insulinica e l’ipertensione arteriosa, che sono associati anche ad un maggior rischio di cancro e ad un decorso peggiore. Un altro meccanismo ipotizzato riguarda il peggioramento dell’azione dell’insulina (resistenza insulinica), mentre nel tratto digerente l’alimentazione può modificare l’infiammazione e l’ossidazione della mucosa, a loro volte coinvolta nella mutagenesi e proliferazione delle cellule. Senza tralasciare possibili effetti mediati dal microbiota.

Pertanto come abbiamo letto i collegamenti sottostanti tumore e alimentazione sono molto più variegati e complessi di quanto generalmente si pensi. Considerando l’importanza evolutiva del cibo, non sorprende che l’alimentazione abbia effetti così profondi sulle cellule, sui tessuti e sugli organi. Questa rilevanza è stata messa in luce ampiamente dagli studi nel campo della Scienza della Nutrizione, che stanno evidenziando come i nutrienti ed altre sostanze contenute nel cibo intervengano sui processi molecolari all’interno delle cellule, le quali a loro volta interagiscono tra loro per creare l’equilibrio necessario alla vita. Nel frattempo la ricerca scientifica sta cercando di interpretare i meccanismi cellulari atti a spiegare gli effetti benefici di uno stile di vita corretto.

Le scelte che facciamo ci consentono di assumere la responsabilità della nostra salute.

Seguire un’alimentazione sana ed avere una vita attiva ogni giorno (es. passeggiate, bici, scale, ballo, sport etc.) proteggono la nostra salute dalle malattie, tra cui quelle oncologiche, e permettono di “invecchiare bene”. Questo dimostra anche che una correlazione tra tumore e alimentazione esiste. Ed è stato dimostrato che gli effetti benefici sono tali a qualsiasi età. Cioè, pur considerando le dovute differenze, i meccanismi protettivi che si attivano sono gli stessi sia nel giovane che nell’anziano. Senza differenze. Perciò ogni momento è buono per prenderci cura della nostra salute.

Gli ampi avanzamenti scientifici continuano a rimarcare il ruolo predominante del nostro stile di vita, che fin dall’infanzia si riempie di esperienze e si trasforma in abitudini. Che cosa, quando, quanto e come mettiamo sulla tavola agisce o meno in direzione del benessere dell’organismo. I collegamenti tra tumore e alimentazione hanno consentito di dare spiegazioni nuove e valide al problema delle malattie oncologiche, cercando di capirne l’incidenza, lo sviluppo ed i fattori biologici coinvolti.  Tutte queste nuove informazioni sono state racchiuse in una nuova branca detta Nutrizione Oncologica, che si occupa degli aspetti correlati tra l’alimentazione ed i tumori. Si precisa, tuttavia, che quanto scritto sopra ha una chiara valenza in chiave preventiva, cioè sono raccomandazioni dimostratesi valide per tutti coloro che sono in salute (cioè non hanno un tumore) ed agiscono per ridurre le probabilità di ammalarsi in futuro. Ad ogni modo nessuna persona è uguale ad un’altra e le linee guida sono costruite a livello di popolazione, non certo ad hoc per singoli individui. Persino in prevenzione esistono differenze genetiche, cliniche e prettamente personali, che possono incidere sui fabbisogni alimentari, sui fattori di rischio e su quelli protettivi. Pertanto una valutazione clinica specialistica può aiutare a trovare la formula giusta per ciascuno. Infine la situazione cambia ancora quando si passa dalla prevenzione alla terapia, cioè quando il tumore è stato già diagnosticato. In questi casi è sempre bene rivolgersi ad uno specialista, in quanto la terapia su base nutrizionale deve essere personalizzata necessariamente sulla base del tipo di malattia, delle altre terapia passate o in atto, dei fattori dietetici e della storia clinica in generale.

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