In termini generali la meditazione si riferisce a qualsiasi attività che mantiene l’attenzione dolcemente ancorata al momento presente. In questo stato la mente è calma e concentrata, non reagisce eccessivamente ai ricordi del passato o alle preoccupazioni del futuro, che, come è ben noto a tutti, impattano notevolmente sul benessere di ogni giorno.

Nel corso degli ultimi decenni si è sviluppato un crescente interesse nei confronti dell’efficacia della filosofia orientale in ambito clinico, soprattutto verso quegli interventi che prendono spunto dalle pratiche di origine Buddhista. Numerose ricerche, infatti, hanno cercato di vagliare (ed hanno dimostrato) le possibili implicazioni di questi orientamenti nel campo della salute.

Mindfulness

Esistono numerosi approcci meditativi, ma sicuramente uno dei più studiati e diffusi (almeno in Occidente) è la mindfulness, che prende spunto dalla tradizione buddista e fu ideata e diffusa inizialmente negli Stati Uniti da Jon Kabat-Zinn, fondatore del “Stress Reduction Clinic” presso l’Università del Massachusetts. Originariamente derivata dalla lingua Pali il termine mindfulness deriva dalla combinazione di due parole: Sati che vuol dire “consapevolezza” e Samprajanya come “chiara comprensione”. Si traduce pertanto in un atteggiamento di consapevolezza e di attenzione a ciò che sta accadendo momento per momento. In generale significa porre l’attenzione con pazienza e gentilezza all’esperienza soggettiva. Una capacità che può essere appresa e coltivata con la pratica.

Mindfulness rimanda ad uno stato di coscienza in cui si è consapevolmente presenti all’esperienza interna ed esterna momento dopo momento.

La mindfulness punta l’attenzione sull’importanza dei fattori innati della natura umana, le quali svolgono un ruolo rilevante nell’influenzare le risposte agli eventi, i comportamenti e le emozioni. Tra queste componenti ci sono l’accettazione dell’esperienza, un atteggiamento compassionevole e la capacità di auto-osservazione senza giudizio, cioè la capacità della mente di osservare sé stessa.

Per evitare di incorrere in errori o equivoci è utile dire che cosa non è la mindfulness:

  • Non vuol dire avere la mente vuota;
  • Non è non avere più emozioni
  • Non è un ritiro ascetico dalla vita;
  • Non è la ricerca della felicità;
  • Non è sfuggire al dolore.

Mindfulness vuol dire divenire testimoni della propria esperienza soggettiva.

La pratica della mindfulness ha come base fondamentale la capacità di controllare l’attenzione al fine di diventare più consapevoli del flusso continuo delle sensazioni, delle emozioni, delle immagini, dei pensieri e di qualsiasi altra cosa attraversi la mente. Ciò può avvenire solo quando la mente è calma, concentrata, non reattiva ed il corpo è in uno stato di presenza e di serena vigilanza.

Si diventa testimoni di qualsiasi cosa che passa attraverso la mente senza reagire o giudicare i pensieri, le sensazioni, le emozioni o le immagini. Qualsiasi essi siano. E sviluppando la capacità di non diventare troppo attaccati o coinvolti nelle sensazioni provate o nei pensieri o nelle emozioni vissute in quel momento. La mindfulness coltiva un atteggiamento mentale non giudicante, che si struttura in una pratica di osservazione delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni prevedendo di lasciarli scorrere e di osservarli con un giusto distacco. Senza la necessità di evocarli, reprimerli o giudicarli. Bensì imparare a stare con la propria esperienza accettandola in modo curioso e gentile.

Con la pratica si raggiunge uno stato mentale di calma, chiarezza e non reattività.

Nel corso degli ultimi vent’anni c’è stato un notevole incremento degli interventi meditativi in campo clinico che sfruttano i vantaggi delle capacità meditative, in particolare della meditazione mindfulness. Gli effetti derivanti dalle pratiche meditative sulla salute psicofisica sono stati studiati fin dagli anni ’60 ed i risultati evidenziano un ampio spettro di benefici ed utilità in campo preventivo e terapeutico. Gli studi mostrano che la mindfulness è benefica non soltanto a livello mentale, ma può apportare rilevanti cambiamenti a livello fisiologico e biochimico, come per esempio avviene a livello cardiaco, respiratorio, ormonale (es. cortisolo) e neurologico (onde cerebrali). Inoltre la mindfulness ha dimostrato di essere utile in molti scenari clinici tra cui le malattie cardiovascolari e quelle metaboliche, i problemi cutanei, i disturbi del tono dell’umore, lo stress cronico, l’insonnia, la perdita di memoria, le dipendenze ed i disturbi del tono dell’umore.

La meditazione come medicina in quanto consente di riportare in equilibrio il sistema psico-fisico.

Questi risultati mettono in luce l’importanza del collegamento imprescindibile tra il corpo e la mente, che co-partecipa nell’influenzare la salute o la malattia. Nel corso degli ultimi decenni a la scienza ha cominciato ad esplorare sempre più dettagliatamente le connessioni tra la mente ed il corpo scoprendovi un legame strettissimo. Si sa infatti che l’umore, l’atteggiamento e le credenze incidono sulla salute. Uno dei primi riscontri in merito derivano già dagli anni ’70, in cui si incominciò a vedere le relazioni che intercorrono tra il sistema immunitario e lo stato mentale.

Successivamente queste interconnessioni si sono ampliate collegando tra loro l’immunità, gli ormoni, il sistema nervoso e la psiche. A titolo di esempio le emozioni, un tempo considerate solo aspetti puramente psicologici, entrano adesso anche nel campo della biochimica e sono collegate a processi biologici che avvengono nel corpo (non soltanto cerebrali). In merito gli studi hanno ormai dimostrato una bi-connessione bi-direzionale tra il corpo e la mente. Come dimostrato ad esempio dal fatto che le fluttuazioni emotive influenzano direttamente la probabilità di incorrere in infezioni, oppure dall’osservazione che alcune molecole rilasciate durante le emozioni possono alterare l’umore, il dolore o il piacere.

La mindfulness permette una maggiore regolazione emotiva ed accresce le risorse dentro di sé.

In generale la mindfulness è correlata ad una migliore condizione di benessere psicofisico. D’altra parte i frequenti comportamenti automatici che mettiamo in moto ogni giorno senza un’attenzione consapevole sono associati a livelli più elevati di stress, rimuginio, pensieri intrusivi riguardanti il passato ed il futuro. Si parla a proposito di “mente girovaga”, caratterizzata dall’ irrequietezza, dalla passività e dalla ripetitività.

Con l’avanzare della pratica è possibile gestire con maggiore fluidità i pensieri o le emozioni in modo tale da non permettere di farci sommergere. In particolare si ottiene una maggiore capacità di dirigere e mantenere il focus attentivo, mentre si esperimenta una minore frequenza di distrazioni e di pensieri intrusivi, sia durante la pratica che nella vita di tutti i giorni. In aggiunta la mindfulness ha dimostrato di aumentare le capacità di regolare le emozioni provocate dagli eventi portando ad una modulazione dei loro effetti.

La pratica della consapevolezza è uno dei modi migliori per prendersi cura di sé e rende la persona attivamente coinvolta nel dirigere la propria salute. La consapevolezza permette di aprire uno spazio dentro di noi ridandoci la libertà di scegliere e, pertanto, di modificare i nostri comportamenti. Con la mindfulness non bisogna modificare l’esperienza, ma si può apprendere una modalità differenti di approcciarsi ad essa. Un modo aperto, curioso, sensibile, gentile e compassionevole. Questo stato può essere appreso e coltivato attraverso la pratica, che offre la possibilità di entrare realmente in contatto con l’intera nostra esperienza ed incrementare il livello di benessere.

In conclusione l’approccio meditativo entra a pieno titolo come un valido ausilio terapeutico ed il Centro di Medicina Biologica adotta la mindfulness all’interno dei percorsi di medicina integrata.

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