L’autismo, o meglio i disturbi dello spettro autistico, comprendono diverse forme di disturbi del neurosviluppo, che portano ad un’alterazione del funzionamento dei circuiti neuronali e dei neurotrasmettitori. Questi ultimi sono rappresentati da diverse molecole, che svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso, nella sua regolazione e nella trasmissione sinaptica tra un neurone e l’altro. Vediamo di che cosa si tratta in questo articolo del Cembio.

Autismo: introduzione

Il termine spettro autistico fu descritto per la prima volta nel 1943 e comprende un gruppo molteplice di disturbi del neurosviluppo, che sono caratterizzati da varie difficoltà come il deficit nello sviluppo del linguaggio, della percezione, della comunicazione sociale e del controllo dei movimenti. In particolare le manifestazioni chiave riguardano la presenza di forti deficit nelle interazioni con le altre persone insieme a comportamenti, interessi ed attività molto limitati e stereotipati. I primi segni possono essere manifesti già intorno ai 6 mesi di età con le prime difficoltà nella comunicazione sociali e minori capacità attentive verso gli altri.

Accanto a fattori di suscettibilità genetici le ricerche mostrano diversi fattori di rischio come le complicazioni prenatali o perinatali, le infezioni virali, problematiche autoimmuni materne e l’esposizione ad agenti tossici.

I neurotrasmettitori nell’autismo

A fronte di fattori di rischio molteplici come per esempio di natura microbiologica, ambientale, metabolica e genetica, il comune denominatore delle loro conseguenze è l’impatto sullo sviluppo e sul funzionamento cerebrale, che svolge un ruolo indiscusso nella regolazione dei comportamenti. In merito un aspetto rilevante nell’autismo è la disfunzione dei neurotrasmettitori, che sono alla base della comunicazione e della modulazione neuronale.

Tra queste sostanze svolge un ruolo di spicco la dopamina, che svolge un ruolo importante nei comportamenti basati sulla ricerca di una ricompensa, sulla motivazione, sul movimento e sulla coordinazione. L’alterazione dei circuiti che sfruttano la dopamina può avere un impatto sul funzionamento dei diversi sistemi neuronali, che sono coinvolti in aspetti tipici del comportamento autistico. In particolare l’area tegmentale ventrale e la substantia nigra attraverso la dopamina modulano numerose connessioni neuronali e sono in grado di influenzare aspetti chiave del comportamento come la motivazione ad impegnarsi nelle interazioni sociali ed a portare avanti le azioni dirette ad un obiettivo appropriato, piuttosto che dedicarsi a comportamenti ripetitivi senza un fine specifico. È ben noto che nello spettro autistico vi sia difficoltà nel sentire le esperienze sociali come gratificanti, il che non fa che ridurre la motivazione a cercare ulteriori interazioni con le altre persone.

Diversi squilibri dei neurotrasmettitori sono implicati nell’esordio e nel mantenimento dei sintomi.

L’ipotesi di un ruolo dei neurotrasmettitori nell’autismo è supportata da diverse evidenze tra cui la scoperta di possibili fattori genetici in grado di influenzare l’attività dei recettori sinaptici e degli studi che mostrano un’alterazione del normale rilascio dei neurotrasmettitori in seguito all’interazione sociale. In aggiunta, ulteriori evidenze provengono da una condizione detta PANDAS, un disturbo neuropsichiatrico, che causa una reazione autoimmune dopo l’infezione da streptococchi. I bambini che ne soffrono mostrano comportamenti, tratti e deficit sociali simili a quelli dell’autismo. Anche in questo caso gli auto-anticorpi danneggiano i neurotrasmettitori dopaminergici.

Pertanto nello spettro autistico si assiste generalmente ad un abbassamento delle attività neuronali basate sulla dopamina. Ad ogni modo è importante sottolineare che l’autismo non è propriamente un disturbo della sola dopamina, sebbene questo neurotrasmettitore sia da tenere in considerazione durante la valutazione e le terapie di supporto. Come accennato sopra l’autismo ha alla base una molteplicità di fattori, i quali direttamente o indirettamente convergono sull’alterazione dei circuiti cerebrali. Inoltre, è opportuno avere un quadro completo dello stato di salute e può essere utile valutare anche i livelli di altri neurotrasmettitori come il glutammato, l’acetilcolina e la serotonina.

Serotonina e asse intestino-cervello

Numerose evidenze mostrano che nei disturbi dello spettro autistico la serotonina rappresenta svolge un altro ruolo importante. Benché sia per lo più conosciuta come neurotrasmettitore, la serotonina è per lo più prodotta nelle zone periferiche del corpo e non nel cervello. In particolare alcune cellule specializzate del tratto gastrointestinale sono la fonte primaria di serotonina, la quale viene poi prelevata e trasportata in circolo dalle piastrine. Tuttavia, questa produzione periferica rimane normalmente separata da quella del cervello, che deve produrre da solo la quantità di proprio neurotrasmettitore.

Il ruolo della serotonina fu avanzato inizialmente già negli anni ’60, quando si scoprì che circa un caso di autismo su tre mostrava un innalzamento dei livelli di serotonina nel sangue. Ciò potrebbe essere collegato ad un’anomala produzione di serotonina a livello intestinale, oppure a polimorfismi genetici. D’altra parte la sintesi di questo neurotrasmettitore a livello cerebrale tende ad essere poco efficiente.

Il sistema nervoso, l’intestino ed il microbiota instaurano continue relazioni tra di loro.

Un punto di collegamento con l’autismo è dato dal ruolo rilevante della serotonina nel neurosviluppo. Durante il periodo dello sviluppo la serotonina partecipa alla differenziazione e migrazione dei neuroni, così come alla crescita e formazione delle fibre nervose. Ma non solo. Perché la serotonina influenza anche il rimodellamento osseo, la sazietà, l’umore, la rigenerazione e la motilità intestinale. Nell’intestino essa è contenuta in cellule specializzate e nei neuroni enterici, oltre ad essere frequentemente implicata nei casi di costipazione resistente. Spesso l’autismo è associato ad altri disturbi ed a problemi gastrointestinali, soprattutto la stipsi. Inoltre, gli studi hanno osservato una correlazione tra quanto più è grave il disturbo intestinale ed i problemi comportamentali. Senza tralasciare che in caso di problematiche intestinali si assiste frequentemente ad una risposta immunitaria tendenzialmente alterata e ad un aumento dello stato pro-infiammatorio.

L’asse intestino-cervello si basa sulle comunicazioni continue e bidirezionali tra il tratto intestinale ed il sistema nervoso centrale. Uno dei fattori che incide maggiormente su quest’asse è il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che risiedono naturalmente nel nostro tratto gastrointestinale (es. batteri, virus, funghi). In maggior dettaglio diversi studi recenti puntano l’attenzione sul ruolo dei microrganismi intestinali nella regolazione della produzione serotoninergica (e non solo). In sintesi i neurotrasmettitori e numerose altre sostanze prodotti dai microrganismi a livello intestinale sono in grado di scatenare effetti anche a distanza influenzando l’attività del sistema nervoso centrale.

L’analisi dei neurotrasmettitori

Presso il Centro di Medicina Biologica è possibile effettuare numerose tipologie di test innovative e d’avanguardia per la valutazione approfondita dell’attività cellulare e fisiologica. In particolare, all’interno dei nostri percorsi terapeutici effettuiamo l’analisi non invasiva dei neurotrasmettitori, che fornisce informazioni molto utili sui livelli di queste importanti molecole e consente di personalizzare le nostre terapie di supporto. Ricordiamo che i neurotrasmettitori svolgono un ruolo chiave nel corpo e non si limitano ai soli scambi sinaptici, ma possono modulare il flusso sanguigno, l’immunità, la neuroplasticità, l’assorbimento intestinale, il ricambio osseo ed altri processi dell’organismo. In caso di disturbo dello spettro autistico può essere opportuno valutare questi aspetti con uno specialista al fine di poter adeguare la terapia più corretta. Infine effettuiamo diverse analisi per la valutazione di eventuali forme di tossicità da parte di sostanze nocive di provenienza sia endogena che ambientale, oltre all’analisi della funzionalità intestinale e della composizione del microbiota. Il tutto all’interno di un approccio terapeutico, che mira all’ottimizzazione dei processi e delle funzionalità cellulari.

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Bibliografia essenziale:

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