La sensibilità chimica multipla è una malattia complessa, che si manifesta dopo l’esposizione a vari contaminanti ed inquinanti ambientali a concentrazioni più basse di quelle considerate tossiche per la popolazione generale. Gli studi su questo disturbo risalgono alla metà del 1900 grazie al lavoro di T. G. Randolph, che per primo mise in luce gli effetti delle sostanze ambientali sull’esacerbazione dei sintomi. Il termine “sensibilità chimica multipla” fu coniato nel 1987 da Cullen, ma ancora oggi non esistono criteri diagnostici condivisi a livello internazionale. È una condizione che può manifestarsi gradualmente o in maniera brusca in persone precedentemente in salute e spesso dopo uno o più episodi di esposizione chimica.

Nel corso degli ultimi decenni l’immissione nell’ambiente di ingenti quantità di inquinanti e di contaminanti espone noi e molti altri esseri viventi agli effetti tossici di queste sostanze. In particolare l’esposizione può essere acuta oppure a bassi livelli e persistente per molti anni, come spesso succede oggigiorno. Ad ogni modo sussiste l’evidenza che l’esposizione in forma acuta o cronica, anche sotto-soglia, sia collegata ad effetti tossici sull’organismo. Non sembra un caso che l’aumento dei casi di sensibilità chimica multipla negli ultimi anni sia avvenuto in parallelo all’incremento dei tassi di esposizione a livello di popolazione.

Sensibilità chimica multipla

La sensibilità chimica multipla è un disturbo cronico, che compare a qualsiasi età ed è caratterizzato specificatamente dalla comparsa di sintomi in seguito all’esposizione o al contatto con basse quantità di molecole tossiche tra cui i solventi, i metalli pesanti, le vernici, i pesticidi e gli erbicidi. Inoltre non è infrequente riscontrare malessere anche in con odori innocui come quelli del cibo (es. cioccolato, spezie, olii vegetali) o in presenza di alcool, muffe, accumulo di composti organici volatili (profumi) ed elettrosmog dovuto ai campi elettromagnetici. Pertanto le molecole implicate possono essere alquanto comuni, il che produce notevoli ripercussioni nella vita quotidiana. La situazione può essere a tal punto disagevole da provocare stress, ansia, e può portare all’isolamento sociale ed al ritiro dal mondo del lavoro.

Considerando le difficoltà diagnostiche e le differenti manifestazioni cliniche, la prevalenza di questa malattia è stimata intorno al 1-4%, persino nell’infanzia, e le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini. Inoltre in chi soffre di sensibilità chimica multipla tende è stata riscontrata una maggiore presenza di altre malattie come per esempio l’asma, le allergie, le malattie metaboliche, autoimmunitarie e neurologiche.

Le persone con una vera e propria sensibilità chimica multipla mostrano una sintomatologia sia a livello fisico che mentale solo in presenza della fonte poco tollerata. Benché esistano anche reazioni ritardate, spesso i sintomi compaiono nel giro di pochi minuti o ore dall’esposizione. In particolare i sintomi sono numerosi, eterogenei e possono durare anche per qualche giorno dopo l’esposizione. La sintomatologia generalmente comprende: cefalea, nausea, tachicardia, prurito, spossatezza persistenze, dolori articoli e muscolari, irritazione respiratoria o cutanea, problemi cognitivi, disturbi immunitari o gastrointestinali. Spesso la malattia progredisce in modo graduale e può portare allo sviluppo di molteplici disturbi.

Sistema immunitario e infiammazione

Benché la causa rimanga ancora ignota, nel corso del tempo sono state proposte differenti ipotesi che hanno posto l’accento sulle reazioni psicofisiologiche, immunologiche e neurologiche. Secondo una delle ipotesi più accreditate si ipotizza che l’esposizione cronica o acuta a molecole tossiche, pur a bassi dosaggi, possa determinare forme di iper-sensibilizzazione o di “intolleranza” in alcune persone, probabilmente suscettibili dal punto di vista metabolico e genetico. Sembra che l’esposizione ed il successivo bio-accumulo di molecole tossiche scateni una reazione di iper-sensibilità immunitaria con la successiva perdita della normale tolleranza agli agenti esterni. Ne consegue che, ogniqualvolta l’organismo entri in contatto con le sostanze poco tollerate il sistema immunitario si attivi intensamente dando origine ai sintomi clinici. Per esempio sappiamo che il particolato atmosferico dello smog e le contaminazioni fungine (es. case umide) stimolano i fattori pro-infiammatori.

Le attuali evidenze sostengono il ruolo svolto dall’infiammazione neurogena scatenata dalla tossicità, in cui avviene il rilascio di mediatori pro-infiammatori da parte dei neuroni periferici. In generale la sensibilità chimica multipla è accompagnata da un aumento dello stato infiammatorio a carico dei tessuti e degli organi compromettendone gradualmente la funzionalità. La sensibilità chimica multipla sembra caratterizzata dall’esacerbazione dell’infiammazione, pur in assenza di infezioni apparenti. Alcuni studi, infatti, hanno mostrato un incremento dei livelli di citochine pro-infiammatorie nel sangue. In aggiunta gli studi hanno osservato cambiamenti a livello della funzionalità neurologica con una forte iper-reattività agli stimoli ambientali da parte di alcune regioni nervose (es. sistema limbico). Ciò si traduce in una risposta aumentata da parte del sistema nervoso centrale e dei centri olfattivi evidenziano possibili disfunzioni delle capacità cerebrali di processare gli odori.

Stress ossidativo

La sensibilità alle sostanze ambientali può essere da differenti polimorfismi nei geni coinvolti nella detossificazione dei radicali liberi. Quando si è portatori di uno o più varianti genetiche sfavorevoli l’organismo tende ad accumulare le tossine ed i prodotti ossidanti, che sono a loro volta alla base dei danni cellulari e tissutali. I polimorfismi genetici hanno dimostrato di essere delle variabili importanti e di cui tenere conto per spiegare le differenze nell’incidenza e nel decorso di molte malattie. Possono, infatti, influenzare i fattori di rischio e quelli protettivi, oltre a modificare le normali reazioni dell’organismo agli alimenti ed alle sostanze ambientali. A supporto della disregolazione dell’equilibrio ossidativo è stato riscontrato un calo delle capacità antiossidanti (es. glutatione, coenzima Q10) a livello ematico, un incremento dell’ossidazione lipidica e dello stato infiammatorio.

Concludendo sempre più evidenze mostrano che dal punto di vista clinico nella sindrome della sensibilità clinica multipla è necessario eliminare il carico di tossine dal corpo attraverso strategie terapeutiche finalizzate a potenziare le capacità di detossificazione proprie dell’organismo. Per questi motivi presso il Centro di Medicina Biologica è possibile valutare il bio-accumulo tossinico e le difficoltà nei processi di detossificazione al fine di personalizzare un percorso terapeutico dedicato.

Bibilografia essenziale:

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