L’inquinamento e l’accumulo di sostanze tossiche nell’organismo sono causa di alterazioni cellulari e dei processi fisiologici, tra cui l’azione degli ormoni. La diffusione e l’importanza di queste problematiche sono sottolineate sempre di più dalle evidenze scientifiche, che mettono in collegamento diretto l’esposizione alle tossine ambientali e lo sviluppo di disturbi o malattie. Tra le molecole di sintesi maggiormente studiate ci sono gli interferenti endocrini. Scopriamo di che cosa si tratta.

Interferenti endocrini

Per definizione gli interferenti endocrini (EDC) rappresentano un gruppo di sostanze chimiche ambientali che interferiscono con i meccanismi ormonali. Al giorno d’oggi l’esposizione a queste sostanze riguarda non solo tutti noi, ma anche la maggior parte degli altri esseri viventi sul pianeta. Tra quelli più studiati ci sono il dietilstilbestrolo (DES), le diossine, il DDT, i bifenili policlorurati (PCB), il PBDE; gli ftalati ed il bisfenolo A (BPA). Queste ed altre sostanze sono state o sono tuttora ampiamente utilizzate in ambito industriale, agricolo, farmaceutico e cosmetico. Li ritroviamo in molti prodotti come le plastiche, i refrigeranti elettrici, i ritardanti di fiamma, i pesticidi, le fragranze, i detergenti, ma anche nell’acqua e nella catena alimentare. Nel caso che queste molecole non siano più prodotte o siano state messe al bando, non vuol dire che non abbiamo più alcuna rilevanza per noi, in quanto spesso sono in grado di persistere a lungo nell’ambiente senza degradarsi.

Una sotto-classe importante degli interferenti endocrini è costituita dalle diossine, che rappresentano uno dei gruppi sintetici più tossici e causa di numerosi effetti avversi sulla salute. Questi inquinanti hanno un’azione simile agli estrogeni e possono danneggiare il sistema immunitario, la pelle, il fegato e l’equilibrio ormonale, oltre ad essere cancerogeni. Altre sostanze importanti sono gli idrocarburi policiclici aromatici, che sono prodotti da alcune attività industriali ed anche dalla cottura alla griglia e dal barbecue. Queste molecole sono tossiche per il DNA ed inducono mutazioni potenzialmente in grado di innescare il cancro. Senza tralasciare le numerose associazioni tra la loro esposizione ed un maggior rischio di malattie.

Le sostanze tossiche alterano i meccanismi di regolazione fisiologica.

Oggi ci sono almeno mille sostanze con effetti endocrini dimostrati, ma questo numero continua a salire poiché migliaia di altre nuove molecole sono immesse nell’ambiente e molte delle quali non hanno alle spalle un’adeguata valutazione della tossicità endocrina. Perciò si assiste ogni anno all’immissione di molecole di sintesi di cui per lo più non si conoscono gli effetti a livello ormonale. In base alle ultime osservazioni e scoperte cresce l’evidenza secondo cui l’esposizione., soprattutto in età molto precoce, possa contribuire ad un ampio spettro di malattie che si possono manifestare anche molti anni dopo.

Il sistema ormonale svolge un ruolo chiave per l’organismo in quanto gli ormoni regolano molte funzioni biologiche come il metabolismo, lo sviluppo, la riproduzione ed il comportamento. Non sorprende che gli studi mettano in collegamento gli EDC con effetti a livello riproduttivo, neurologico, metabolico, osseo, immunitario e con le malattie oncologiche.

Gli interferenti endocrini esercitano molteplici livelli di azione sull’organismo, in quanto possono alterare la sintesi, il rilascio ed il trasporto degli ormoni naturalmente circolanti nell’organismo. Inoltre nei tessuti sono in grado di ridurre o amplificare gli effetti degli ormoni sulle cellule bersaglio.  Il fatto che gli EDC possano modificare uno o più assi ormonali fa sì che i loro effetti siano complessi e possano incidere negativamente su molteplici livelli dell’organismo (es. tiroide, fegato, cervello). Inoltre siamo esposti quotidianamente ad una miscela di diversi interferenti endocrini, che inducono effetti a seconda delle dosi, dell’età e dei tessuti colpiti.

Inquinamento ed ormoni

Già intorno alla metà del 1900 alcuni ricercatori (es. Rachel Carson) misero in luce l’impatto nocivo esercitato dalle molecole inquinanti sul funzionamento ormonale, come dimostrato dagli studi di laboratorio e dai disastri ambientali. Ma bisognerà attendere fino a circa gli anni ’70 per ottenere le evidenze più strutturate, consistenti sia nel campo dell’ecologia che in quello della salute umana. Da allora le conoscenze in questo campo sono cresciute a dismisura portando all’approfondimento degli effetti a livello degli interferenti endocrini sull’organismo di molti esseri viventi, noi inclusi. A differenza di quanto si credeva un tempo, ora si sa che i recettori ormonali possono essere legati, attivati o bloccati da una pletora di molecole simili di origini ambientale.

Queste sostanze imitano gli ormoni fisiologici e favoriscono sbilanciamenti nei livelli di ormonali, a loro volta alla base di disturbi e malattie. L’esposizione precoce agli EDC può predisporre allo sviluppo di malattie riproduttive come per esempio l’infertilità, le malformazioni genitali, le alterazioni della maturazione puberale, la deviazione dello sviluppo cerebrale ed effetti avversi a livello del tessuto adiposo, del pancreas e delle ghiandole surrenali. Alcuni pesticidi come l’atrazina, uno degli erbicidi più utilizzati, sono collegati ad alterazioni del ciclo mestruale nelle donne. Tutto ciò dipende dal fatto che la differenziazione sessuale e le funzioni riproduttive sono sotto il controllo ormonale così come gli effetti della tossicità sulla tiroide possono riverberarsi sul cervello e sul metabolismo. Inoltre gli studi di laboratorio evidenziano effetti anche a livello comportamentale come nel caso del Bisfenolo-A.

L’accumulo di molecole tossiche influenza i processi cellulari.

Le conseguenze principali dell’esposizione alla chimica ambientale, tra cui gli EDC, riguardano gli effetti sulla crescita e lo sviluppo degli organi sessuali, la differenziazione dei neuroni ed un incremento del rischio di tumore. In aggiunta l’’incremento dei tumori testicolari e prostatici nel corso degli ultimi decenni potrebbe essere correlato, almeno in parte, all’esposizione a sostanze ambientali ad azione estrogenica o anti-androgenica. Per di più gli EDC possono alterare lo sviluppo della ghiandola mammaria con un conseguente maggior rischio di tumore al seno.

Dato che gli ormoni agiscono nel corpo a bassi dosi, non sorprende che anche gli interferenti endocrini lo facciano pur in quantità molto molto basse. E ciò pone prospettive potenzialmente rilevanti per la salute, in quanto nell’attuale società l’esposizione è sotto-soglia e persistente giorno dopo giorno. Esistono, inoltre, dei periodi critici, soprattutto dalla fase intra-uterina fino alla pubertà, in cui l’esposizione è particolarmente grave e può portare a conseguenze nel lungo termine, persino a dosi estremamente basse. Infine le evidenze attuali suggeriscono che l’esposizione agli interferenti endocrini abbia conseguenze non solo per la nostra salute, ma anche a livello trans-generazionale e, quindi, ai nostri figli.

I meccanismi coinvolti in questi effetti tossici sono altamente complessi e variegati a seconda del tipo di molecola e delle cellule colpite. Ad ogni un comune denominatore è l’azione sul DNA attraverso effetti epigenetici, cioè avviene una modificazione dell’espressione genetica pur senza causare necessariamente mutazioni. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti, poiché l’espressione genetica è responsabile dell’identità e delle funzioni delle cellule ed un suo cambiamento può compromettere la loro attività e vitalità.

In conclusione l’esposizione agli inquinanti e l’accumulo di sostanze tossiche può compromettere lo stato di salute delle cellule e l’equilibrio ormonale. Per affrontare queste problematiche emergenti il Centro di Medicina Biologica effettua test specifici per la valutazione del grado di tossicità organica e personalizza percorsi di cura per la detossificazione dell’organismo ed il riequilibrio ormonale.

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