Dieta per il tumore alla prostata: alimentazione e prevenzione

dieta tumore prostataPuò esistere una dieta per il tumore alla prostata? In cosa consiste la giusta alimentazione, anche in fatto di prevenzione del tumore alla prostata con l’alimentazione? Esso è un tumore comune rappresentando circa il 25% di tutti i casi ed il 2° per frequenza negli uomini di molte parti del mondo, sebbene l’incidenza cambi notevolmente da una popolazione all’altra. È una malattia eterogenea, ma generalmente è asintomatica e progredisce lentamente con un’età media alla diagnosi intorno ai 70 anni. Gli eventuali sintomi più comuni includono cambiamenti nelle minzioni con alterazioni della loro frequenza, difficoltà o sforzo iniziale e bisogno di urinare durante il riposo notturno, che possono svilupparsi anche in seguito ad un’ipertrofia prostatica benigna.

Accanto ai fattori di rischio legati all’età e alla storia familiare emerge sempre più l’evidenza che lo stile di vita può influenzare i meccanismi collegati al rischio o alla protezione oncologica. Per esempio è stato dimostrato che l’attività fisico-motoria regolare (es. jogging, ciclismo, nuoto) o uno stile di vita attivo ogni giorno (es. camminate a passo svelto) riduce il rischio, mentre il fumo incrementa le probabilità di incorrere in un cancro più aggressivo ed in metastasi. Vediamo adesso alcuni aspetti relativi alla dieta per il tumore alla prostata, alla prevenzione per il tumore alla prostata con l’alimentazione, ed all’alimentazione per il tumore alla prostata.

Prevenzione del tumore alla prostata con l’alimentazione: importante minimizzare il rischio di progressione della malattia.

Prevenzione del tumore alla prostata con l'alimentazioneCon la giusta prevenzione del tumore alla prostata attraverso l’alimentazione si possono minimizzare i rischi. Il ruolo dello stile di vita è ribadito anche dalle differenze evidenti nell’incidenza del tumore prostatico. Le nazioni più occidentali hanno tassi molto più alti rispetto a quelli in via di sviluppo. E non si esclude che ciò possa essere causato dall’eccesso di grassi saturi, zuccheri raffinati, carne e scarsità di prodotti vegetali con conseguenti minor apporto di minerali ed altre sostanze.

La prevenzione del tumore alla prostata con l’alimentazione è possibile. Ma qual è una giusta alimentazione per il tumore alla prostata? Per definizione il sovrappeso e l’obesità sono definiti da un indice di massa corporea (IMC o BMI) rispettivamente tra 25-30 kg/m2 e maggiore di 30. L’accumulo adiposo sotteso, tuttavia, è meglio valutato attraverso l’analisi della composizione corporea, che consente di verificare con maggior precisione le componenti del corpo correlate alla salute. Ad ogni modo la questione del peso ha assunto negli ultimi decenni un’importanza notevole tenendo conto della prevalenza crescente di sovrappeso e di obesità sia negli adulti che nei bambini. E si stima che questa tendenza continuerà nei prossimi anni riguardando circa sei persone su dieci.

È risaputo che l’obesità è associata ad alcune “classiche” malattie come l’ipertensione arteriosa, il diabete, problemi osteo-articolari, mentre è meno noto che correla anche con un maggior rischio di tumori. Le persone con obesità, infatti, hanno probabilità più alte di ammalarsi di cancro ed hanno un decorso peggiore. Un peso non salutare costituisce un fattore di rischio per il tumore alla prostata, in quanto è associato a forme più aggressive avanzate. L’associazione è valida sia prima che al momento della diagnosi. In aggiunta, come dimostrato da molti studi, la prognosi è generalmente più sfavorevole e, perciò, coloro che prendono peso dopo la diagnosi hanno un maggior rischio di incorrere in recidive. Senza tralasciare che l’obesità rende la diagnosi più difficoltosa a causa dei bassi livelli del bio-marcatore PSA e della prostata più grande.

È importante mantenere o raggiungere un peso salutare anche con la giusta dieta per il tumore alla prostata.

Per quanto riguarda i processi che collegano l’obesità ed il tumore alla prostata sono stati identificati diversi meccanismi. Le ricerche sottolineano il ruolo delle alterazioni ormonali, in particolare dei livelli dell’insulina, che in eccesso stimola la crescita delle cellule tumorali. Sempre più evidenze depongono a favore che il consumo di zuccheri, con il conseguente aumento dell’insulina, può promuovere l’aggressività del tumore. Ma, così come per i grassi, anche i carboidrati non sono tutti uguali e quelli ritenuti più pericolosi sono soprattutto quelli più raffinati. In aggiunta è ben noto che il rischio di tumore alla prostata dipende dagli androgeni ed estrogeni, i cui livelli ed attività possono essere influenzati anche dall’alimentazione e dall’esposizione agli inquinanti come gli interferenti endocrini (xeno-ormoni).

Un altro ormone correlato è anche l’IGF-1, il cui ruolo nelle malattie oncologiche è ben evidente. Benché le conseguenze dell’obesità non dipendano solo dai livelli degli ormoni androgeni, generalmente l’obesità è associata ad una minore concentrazione di questi ormoni sessuali, che possono influenzare i processi delle cellule tumorali. In aggiunta l’obesità è caratterizzata da una condizione di infiammazione cronica e silente e dall’alterazione degli ormoni rilasciati dal tessuto adiposo. Per esempio la leptina è particolarmente elevata nell’obesità e favorisce i processi pro-tumorali, mentre l’adiponectina agisce in modo contrario. In merito allo stato infiammatorio è ormai chiaro che le molecole (citochine) pro-infiammatorie come IL-6 e TNF-α hanno un ruolo nello sviluppo e nell’aggressività tumorale. Alcuni studi recenti, infine, mettono in luce le interazioni tra il tumore alla prostata e le cellule del tessuto adiposo circostante, che costituisce un vero e proprio organo ormonale e fonte di energia. Gli adipociti rilasciano fattori molecolari coinvolti nello sviluppo del tumore come per esempio citochine pro-infiammatorie, ormoni, acidi grassi liberi, fattori di crescita e molecole coinvolte al rimodellamento dell’ambiente intorno alle cellule.

Quale alimentazione per il tumore alla prostata?

AlimentazioneAlimentazione e tumore alla prostata. Alcuni fattori alimentari possono essere messi in relazione con un aumento del rischio di tumore alla prostata come per esempio l’eccesso di calorie e dei grassi. Tra questi sono particolarmente sfavorevoli i saturi, cioè gli acidi grassi privi di doppi legami chimici nella molecola. Questa tipologia di grassi è stata più volte associata ad un maggior rischio di sviluppare un tumore alla prostata in stadio avanzato, soprattutto se di provenienza animale. D’altra parte l’evidenza scientifica suggerisce che i grassi di origine vegetale, come per esempio nella frutta secca e nell’olio di oliva, possono essere benefici e protettivi, soprattutto nelle forme tumorali non avanzate. Pertanto, sembrano più benefici i grassi di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale. Queste osservazioni possono trovare una spiegazione nel fatto che gli acidi grassi, oltre a fornire energia, agiscono anche come “molecole segnale” in molti processi cellulari e fisiologici. Durante lo sviluppo neoplastico le cellule tumorali vanno incontro a cambiamenti metabolici al fine di sostenere la loro crescita, proliferazione, differenziazione e migrazione. E per far ciò i grassi sono essenziali. Questi concetti valgono anche per il tumore prostatico, che è altamente dipendente dal metabolismo dei grassi. Ecco perché, a differenza delle cellule normali quelle tumorali hanno tendenzialmente più attivi i processi di formazione dei grassi e del colesterolo necessari per varie funzioni, tra cui la sintesi di nuove membrane cellulari. D’altra parte gli acidi grassi omega-3 mostrano potenziali effetti protettivi, che dipendono probabilmente dall’azione sull’infiammazione e cancerogenesi. Ciò ha trovato riscontro nei risultati riguardanti le persone che consumano abitualmente il pesce sia prima che dopo la diagnosi.

È opportuno porre la corretta attenzione allo stile di vita ed all’alimentazione per il tumore alla prostata.

Altri studi si soffermano sul potenziale effetto nocivo derivante dall’abuso di uova, carne rossa e processata ogni settimana. A riguardo non si esclude, tuttavia, che il rischio dipenda dal contenuto dei grassi in questi alimenti. Per di più la carne cotta ad alte temperature (es. barbecue, forno, griglia) si arricchisce di ammine eterocicliche, che causano instabilità genetica e che gli studi epidemiologici e di laboratorio hanno trovato implicati nell’incidenza del tumore prostatico. In aggiunta meglio prediligere i formaggi a basso contenuto di grassi rispetto a quelli più stagionati, anche se un apporto eccessivo di calcio sembra essere poco raccomandabile in prevenzione. Infine un consumo frequente di caffè sembra protettivo sulla prostata.

Gli studi sulle popolazioni suggeriscono che i cambiamenti dietetici possono essere alla base del rischio oncologico.

Le verdure mostrano proprietà protettive e al centro di un ampio interesse della ricerca sulle molecole coinvolte. Alcune molecole bio-attive di origine vegetale, infatti, sono in grado di aiutare i processi di detossificazione delle sostanze cancerogene ed esercitare effetti anti-tumorali sulle cellule neoplastiche. A titolo di esempio sembra particolarmente benefica la famiglia delle Cruciferae (es. broccoli, cavolini di Bruxelles), che contengono sostanza potenzialmente in grado di abbassare il rischio di tumore avanzato rallentandone la progressione. Un altro protagonista è sicuramente il pomodoro, ricco di licopene, una sostanza antiossidante che può inibire la crescita delle cellule tumorali prostatiche e le loro metastasi. Le ricerche di laboratorio in merito evidenziano effetti bio-attivi del licopene sul micro-ambiente della prostata con potenziali attività anti-tumorali.

Sussiste l’evidenza del ruolo protettivo della vitamina D nel tumore alla prostata.

In ambito nutrizionale un micronutriente particolarmente importante è la vitamina D. È stato osservato che il rischio di tumore alla prostata è più alto quando l’esposizione solare è bassa oppure quando i livelli di vitamina D circolanti sono insufficienti. Viceversa una concentrazione più alta ci protegge di più. Attraverso l’azione su specifici recettori questa vitamina è in grado aumentare le difese antiossidanti e di agire sull’arresto della replicazione cellulare inibendo la proliferazione ed inducendo l’apoptosi, cioè quel meccanismo che provoca in modo programmato la morte delle cellule. In aggiunta gli esperimenti mostrano che una dieta con un apporto sufficiente di vitamina D sono maggiormente in grado di rallentare la crescita del tumore alla prostata. Inoltre altri studi hanno osservato possibili interazioni tra alcune varianti genetiche del recettore della vitamina D e lo stadio e la progressione del tumore. Pertanto si ritiene che la vitamina D agisca come un fattore protettivo e soppressivo durante lo sviluppo tumorale.

In conclusione il tumore alla prostata mostra collegamenti con vari aspetti nutrizionali, che possono incidere in campo preventivo e terapeutico. Ad ogni modo nell’ambito della nutrizione oncologica si raccomanda di rivolgersi ad uno specialista al fine di valutare i numerosi elementi di natura dietetica e clinica da tenere in debita considerazione nella personalizzazione della terapia.

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