La Sindrome della Fatica Cronica (Cfs) è stata riportata in tutto il mondo, compresa l’Europa, l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Canada, l’Islanda, il Giappone, la Russia ed il Sudafrica. Infatti, il 12 maggio di ogni anno si celebra la Giornata mondiale sulla Cfs per condividere sul piano sociale un pensiero di solidarietà verso gli ammalati che quotidianamente si devono confrontare con una malattia così fortemente debilitante.

La stanchezza è uno dei sintomi che più frequentemente porta una persona a rivolgersi al proprio medico curante. Quando una stanchezza è severa e prolungata nel tempo, cioè una vera e propria spossatezza, può essere il segno principale della Cfs. La Cfs colpisce soprattutto i giovani e lascia spesso per molti anni una situazione così grave dal punto di vista fisico che impedisce a tutti coloro che ne sono affetti di continuare a lavorare o a studiare.

 Nella nuova definizione un caso di Cfs é definito dalla presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per almeno sei mesi che non è alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato; un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche ed obesità.

A livello normativo ed ufficiale la patologia rimane ancora frequentemente un oggetto sconosciuto e i pazienti hanno ovviamente grandi difficoltà non solo nel fare riconoscere la propria patologia, ma anche nel farsi accettare e curare adeguatamente. La causa della Cfs rimane sconosciuta, ma potrebbe essere una risposta esagerata del sistema immunitario a virus, batteri o funghi, come fa pensare il fatto che la malattia spesso insorge dopo un’infezione.

Cancer-related fatigue. Inoltre, qualcosa di simile alla fatica cronica si registra anche in certi pazienti oncologici dopo la remissione del tumore, in particolare della mammella e dei linfomi.

Terapia ossigeno-ozono. Recentemente l’ossigeno-ozono terapia ha dimostrato di essere efficace sia nella fatica correlata al cancro che nella sindrome da fatica cronica. L’ozono infatti è un gas instabile che, miscelato all’ossigeno, ha una potenziale attività benefica come trattamento coadiuvante di ampio spettro, ed in queste patologie l’effetto è mirato e altamente energetico. L’ozono ha inoltre un’azione antalgica, un’azione antinfettiva, un’azione immunostimolante, oltre ad incrementare la resistenza allo sforzo favorendo l’utilizzo dell’ossigeno corporeo. L’ozono ha quindi una efficacia dimostrata nella fatigue correlata al cancro, nella sindrome da fatica cronica e nella fibromialgia. Infine, sembra migliorare l’ossigenazione nella maggioranza dei tessuti tumorali con ipossia e potrebbe considerarsi quindi un buon adiuvante alla chemioterapia e alla radioterapia dei tumori.

Microbiota intestinale nella Cfs. Recentemente, i ricercatori della Cornell University di New York hanno identificato alcune alterazioni del microbiota intestinale (l’insieme di microorganismi che una volta si chiamava flora intestinale) comune in tutte le persone con Cfs coinvolte nello studio. Chi soffre di Cfs ha un’alterazione del microbiota intestinale che risulta probabilmente responsabile dei sintomi gastrointestinali e dei processi infiammatori riscontrabili in questi pazienti e anche della sintomatologia che i pazienti con Cfs spesso accusano. Questi ricercatori, pertanto, non escludono che ad innescare i meccanismi immunologici alla base del disturbo ci siano fattori alimentari e ambientali o endocrini che richiedono comunque ulteriori studi al riguardo.

Per informazioni Centro di Medicina Biologica