Tiroide e intestino

Un numero crescente di evidenze mette in collegamento la salute dell’intestino con quella della tiroide. Le attuali scoperte rimarcano il ruolo della mucosa e del microbiota intestinale come snodo principale per l’innesco dell’autoimmunità. Vediamo di che cosa si tratta.

Le malattie autoimmuni tiroidee sono i disturbi autoimmuni più frequenti.

Le malattie autoimmuni sono un gruppo di patologie in cui avviene l’attacco del sistema immunitario contro lo stesso organismo. Quelle che coinvolgono la tiroide sono la malattia di Graves e la tiroidite di Hashimoto, che coinvolgono soprattutto le donne (85%). La tiroidite di Hashimoto è quella più frequente (colpisce il 2% della popolazione femminile) e rappresenta la causa più comune di ipotiroidismo (escludendo la carenza di iodio). La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiltrazione di cellule immunitarie nei tessuti della tiroide e dalla produzione di anticorpi contro la tirogloblina e la perossidasi tiroidea. È spesso associata ad altre manifestazioni autoimmuni come la vitiligine, l’artrite reumatoide, la celiachia e la sclerosi multipla. Accanto ai fattori di rischio nutrizionali, ambientali ed infettivi (es. virus), le ultime ricerche sottolineano il ruolo emergente svolto dai microrganismi che risiedono naturalmente dentro di noi.

Microbiota

Il nostro corpo è naturalmente pieno di batteri. E ciò non rappresenta necessariamente uno svantaggio o un pericolo, i quanto la maggior parte di questi batteri instaura una relazione commensale con l’organismo, cioè in cambio di un posto dove stare e prosperare i batteri garantiscono protezione ed aiutano i processi di regolazione biologica. L’insieme dei microrganismi che convivono dentro di noi prende il nome di microbiota, che contiene almeno 1014 cellule, un numero dieci volte più grande del totale delle cellule del corpo. Il microbiota occupa fisiologicamente numerosi spazi come la pelle, la cavità orale e genitale e, soprattutto, il tratto gastrointestinale dove risiede in modo cospicuo. Il sistema digerente contiene più di mille specie differenti di batteri che sono concentrati via via sempre di più a partire dallo stomaco lungo l’intestino tenue fino ad arrivare alla concentrazione massima nel colon. Il microbiota intestinale aiuta nella digestione del cibo, produce alcune vitamine (es. K e B) e ci protegge dall’invasione da parte di agenti patogeni creando un effetto barriera in collaborazione con il nostro sistema immunitario. In aggiunta i microrganismi intestinali modulano l’impermeabilità, la forma delle cellule della mucosa intestinale (enterociti) e la composizione del muco, che svolge un ruolo chiave nella protezione intestinale.

Alla nascita il microbiota è abbastanza semplice, ma nel corso dei primi anni di vita si arricchisce e si trasforma fino a diventare sempre più simile a quello adulto. Benché sia piuttosto stabile nel tempo, il microbiota può subire profonde modifiche in seguito ai cambiamenti nello stile di vita ed all’utilizzo dei farmaci (es. anti-acidi, anti-concezionali, immuno-soppressori, antibiotici).

Disbiosi intestinale

Il microbiota interviene attivamente nello sviluppo di molti processi fisiologici, in primis la maturazione del sistema immunitario e degli organi linfoidi connessi. In merito il microbiota regola lo sviluppo dei linfociti come per esempio il gruppo Th17, che sono essenziali per la difesa contro batteri e funghi, oltre ad essere coinvolti nell’autoimmunità. Pertanto il microbiota non svolge un ruolo solo nell’immunità locale intestinale, ma anche a livello sistemico. Tutti questi aspetti sono stati confermati in molti studi e dall’osservazione che una perturbazione dell’equilibrio intestinale è associata ad effetti immunitari. A titolo di esempio i bambini nati tramite il parto cesareo sono a maggior rischio di malattie immunologiche, in quanto non hanno la normale colonizzazione da parte del microbiota vaginale.

Un microbiota intestinale in equilibrio è importante per avere un buon sistema immunitario.

I cambiamenti a livello della biodiversità del microbiota possono portare a cambiamenti rilevanti a livello di tutto l’organismo e non soltanto nell’ambito gastro-intestinale. Una delle modalità attraverso cui il microbiota intestinale incide sulle altre parti del corpo è dato dalla permeabilità intestinale. Sappiamo che la crescita dei patogeni, l’infiammazione ed uno stile di vita scorretto promuovono il deterioramento della mucosa intestinale con ripercussioni sulla sua integrità. Da ciò si instaura una maggiore permeabilità intestinale, la quale a sua volta agevola la migrazione dei microrganismi e dei loro fattori attraverso l’epitelio intestinale fino ad arrivare alla circolazione del sangue. Tutto ciò prende nome di Sindrome della Permeabilità intestinale e consente al microbiota intestinale di esercitare effetti distanti dall’intestino e di influenzare il sistema immunitario.

Quando l’equilibrio del microbiota è alterato si parla di disbiosi intestinale, che è una condizione altamente diffusa e generalmente caratterizzata da: gonfiore e/o dolore addominale, difficoltà digestive, alitosi, alterazioni dell’alvo, manifestazioni cutanee e sonno post-prandiale. In generale la disbiosi intestinale osservata nelle malattie autoimmuni è caratterizzata da una minore biodiversità microbica, da una funzionalità di barriera difettosa e da uno stato pro-infiammatorio. Inoltre si assiste ad un incremento del rischio di sviluppare malattie a livello intestinale ed extra-intestinale. La disbiosi, infatti, è posta in collegamento con le malattie infiammatorie intestinali (es. colite ulcerosa, morbo di Crohn), diabete, obesità e malattie autoimmuni come la sclerosi multipla e le tiroiditi.

Tiroide e intestino

A causa dell’ampio arsenale di enzimi a disposizione e dell’ampia superficie si ipotizza che l’intestino rappresenti una riserva rilevante di ormoni tiroidei. Inoltre a seconda dei batteri prevalenti nel tratto intestinale si assiste ad una differente capacità di trasformare molecole bioattive ed ormoni, che possono a loro volta incidere sull’equilibrio ormonale. I batteri sono in grado di legare gli ormoni tiroidei e possono permettere il riassorbimento di quelli già precedentemente metabolizzati a livello del fegato ed espulsi nell’intestino.

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L’intestino ha alle proprie spalle un ingente sistema di difesa immunitario. La superficie della mucosa intestinale è il punto di contatto più esteso con le molecole alimentari, i batteri patogeni, commensali e le sostanze ambientali. Per questi motivi l’intestino dispone di un ampio arsenale di cellule di difesa e rilascia gli anticorpi di tipo A, che ci proteggono dalle infezioni enteriche e prevengono l’adesione dei batteri sull’epitelio intestinale. Di fatto la sua integrità non consente il passaggio di fattori indesiderati o potenzialmente nocivi all’interno dell’organismo. L’intestino deve trovare un delicato equilibrio tra reagire ai pericoli ed essere al contempo tollerante nei confronti di ciò di cui abbiamo bisogno e che ci aiuta tra cui i nutrienti e la flora intestinale. Quando ciò non avviene si attiva una reazione immunitaria alla base dell’infiammazione ed eventualmente dell’autoimmunità.

Tiroidite autoimmune e microbiota

Le problematiche tiroidee, spesso di origine autoimmunitaria, sono state associate ad una crescita anomale dei batteri nell’intestino tenue e ad una composizione differente del microbiota. Per di più una composizione alterata del microbiota è stata messa in luce anche in altre patologie autoimmuni come il diabete di tipo 1 e le malattie infiammatorie intestinali. In sostanza le evidenze suggeriscano che un possibile meccanismo risiede nella permeabilità intestinale e nella disbiosi cronicizzata. A supporto di ciò in uno studio è stato osservato che chi soffre di tiroidite autoimmune ha più frequentemente una mucosa intestinale danneggiata. D’altra parte i risultati degli esperimenti mostrano che un riequilibrio del microbiota può ridurre l’infiammazione e prevenire la comparsa di alcune patologie autoimmuni. Senza tralasciare che la biodisponibilità dei farmaci dipende dalla loro capacità di oltrepassare la barriera intestinale, la cui integrità e funzionalità è influenzata dalla composizione del microbiota.

La disbiosi può alterare l’equilibrio immunitario conducendo alla rottura della tolleranza immunitaria.

I disturbi intestinali con un incremento della permeabilità intestinale ed infiltrazione immunitaria possono aumentare il rischio di tiroidite autoimmune. In merito i meccanismi ipotizzati riguardano l’attivazione dei linfociti e l’amplificazione dei processi autoimmuni a causa dello stato infiammatorio, che a sua volta è indotto dal microbiota intestinale. Inoltre si ipotizza che in condizioni di disbiosi avvenga la modificazione delle proteine intestinali da parte degli enzimi batterici con la formazione di nuove strutture potenzialmente immunogeniche e, quindi, promotrici dell’autoimmunità. Un altro meccanismo potrebbe risiedere nella forte somiglianza tra gli antigeni esterni e quelli tiroidei, che il sistema immunitario potrebbe confondere con i primi.

In conclusione l’intestino rappresenta uno snodo importante per l’equilibrio tiroideo e di cui bisogna prendersi cura per rimanere in salute. Scopri i percorsi del Centro di Medicina Biologica dedicati alle malattie autoimmuni.

 

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