L’ipotiroidismo è un disturbo della tiroide che provoca una molteplicità di sintomi tra cui perdita di capelli, stanchezza, mancanza di concentrazione mentale, aumento di peso, stipsi e gozzo. Un ulteriore aspetto è la presenza di colesterolo alto o in generale di dislipidemia, che incidono negativamente sulla salute, in particolare su quella cardiocircolatoria. Scopri di più su questo argomento nei seguenti paragrafi. Buona lettura!

Funzioni degli ormoni tiroidei

La tiroide è una ghiandola posta alla base del collo, proprio al di sotto della laringe, e costituita da due grandi lobi laterali e da uno stretto istmo che li connette. Il tessuto tiroideo è composto da piccole unità dette follicoli, al cui interno avviene la sintesi degli ormoni calcitonina e quelli tiroidei. Questi ultimi sono nello specifico la tiroxina (T4) ed il meno abbondante triiodiotironina (T3).

In generale gli ormoni tiroidei regolano il metabolismo dei tessuti e delle cellule sulla base dei seguenti processi principali:

  • Crescita cellulare;
  • Differenziazione dei tessuti;
  • Controllo del peso;
  • Metabolismo dei nutrienti;
  • Produzione del calore corporeo.

Tiroide e dislipidemia

L’ipotiroidismo è una malattia tiroidea che può essere determinato da molteplici cause, alcune propriamente tiroidee come per esempio la tiroidite di Hashimoto, mentre altre riconducibili per esempio a malformazioni congenite, alterazioni ormonali o raramente ad operazioni chirurgiche.

Dato che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea influenzano i livelli di grassi sia nel fegato che nel tessuto adiposo, un calo della funzionalità della tiroidea può sfociare in dislipidemia, cioè uno squilibrio dei grassi circolanti nel sangue tra cui i livelli di trigliceridi e di colesterolo.

I meccanismi principali

L’ipotiroidismo riduce la captazione degli acidi grassi derivanti dai trigliceridi ed è associata ad una minore degradazione dei grassi tra cui il colesterolo. Ne consegue che le cellule sono meno attive nel metabolismo dei grassi con un conseguente accumulo di trigliceridi e di colesterolo LDL a livello del fegato, che diventa più vulnerabile nelle sue funzioni e struttura. Il deposito dei grassi è per di più accentuato dal sovrappeso e dal basso tasso di consumo metabolico basale, entrambi favoriti dall’ipotiroidismo. Quest’ultimo in aggiunta provoca un aumento dell’assorbimento di colesterolo a livello intestinale.

La dislipidemia è riscontrabile in circa 9 casi su 10 di ipotiroidismo.

L’ipotiroidismo può provocare un aumento dei grassi ematici attraverso modifiche nella sintesi, assorbimento, circolazione e metabolismo dei grassi. In particolare è frequente osservare un aumento del colesterolo totale, del colesterolo LDL e dei trigliceridi. Questi effetti sono a loro volta correlati allo sviluppo di resistenza insulinica, che è caratterizzata da un minor funzionamento dell’ormone insulina. In merito, le conseguenze dell’ipotiroidismo sembrano mediati anche da un ormone rilasciato dalla massa grassa, la leptina, la quale a sua volta induce un malfunzionamento dell’azione insulinica.

Tutto ciò in una condizione di forte ipotiroidismo può favorire nel corso del tempo lo sviluppo di steatosi epatica non alcolica, sinonimo di fegato grasso, oltre ad aumentare il rischio di progressione a sindrome metabolica con obesità e relativi squilibri glicemici.

Cembio: per il supporto del funzionamento tiroideo

Presso il Centro di Medicina Biologica ci occupiamo dei fattori di rischio cardiovascolari come la ben nota dislipidemia attraverso un approccio sistemico e che tenga in considerazione le numerose interazioni ed integrazioni tra i sistemi dell’organismo. Come descritto da questo articolo l’equilibrio ormonale funge da regolatore del metabolismo dei grassi ed un abbassamento dell’attività tiroidea, come per esempio nel caso più comune della tiroidite autoimmune di Hashimoto, può sfociare in deviazioni dei grassi circolanti, anche talvolta in assenza di significativi cambiamenti nell’alimentazione o attività fisica. D’altra parte correggere una tiroide “pigra” può apportare miglioramenti a livello del metabolismo del fegato e di come quest’organo processa ed elabora i nutrienti.

In sede di consulto con i nostri specialisti affrontiamo il disturbo tiroideo tramite molteplici cure, che devono essere valutate sulla base delle condizioni di salute della persona e degli eventuali analisi o esami effettuati. In particolare, il nostro approccio si focalizza sui processi che possono portare allo sviluppo o al mantenimento dell’ipotiroidismo attraverso i collegamenti che la tiroide mostra verso altri organi (es. fegato, intestino) ed in relazione anche agli aspetti sfavorevoli legati allo stile di vita. Quindi mediante le cure ed i rimedi più adatti è possibile riportare la tiroide ad un nuovo equilibrio e diminuendo i fattori di rischio per la salute.

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Riferimento bibliografici principali:

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  • Mavromati M, Jornayvaz FR. Hypothyroidism-Associated Dyslipidemia: Potential Molecular Mechanisms Leading to NAFLD. Int J Mol Sci. 2021 Nov 26;22(23):12797;
  • Jabbar A, Pingitore A, Pearce SH, Zaman A, Iervasi G, Razvi S. Thyroid hormones and cardiovascular disease. Nat Rev Cardiol. 2017 Jan;14(1):39-55.
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