La fatica cronica può essere a tal punto debilitante dal punto di vista fisico e mentale da dare origine ad un vero e proprio disturbo: la sindrome da fatica cronica. Vediamo di che cosa si tratta e l’approccio del Centro di Medicina Biologica in questi casi.

Sindrome da fatica cronica: introduzione

La sindrome da fatica cronica (abbreviata in CFS) è una malattia dal carattere multisistemico, cioè coinvolgente più apparati del corpo, e dalla causa ancora sconosciuta. Riguarda circa tre persone su mille, soprattutto donne nella quarta decade di età, ma si stima che sia una sindrome altamente sotto-diagnosticata. Il sintomo chiave è un senso di fatica persistente, che non viene recuperato neanche con il riposo e che dura da almeno sei mesi. Inoltre si caratterizza per la presenza di alterazioni del sistema nervoso autonomo, dolore cronico e sintomi simili all’influenza provocando un generale abbassamento della qualità di vita. Circa una persona su dieci soffre anche di problemi di tachicardia, specialmente nei cambi di posizione. Altri sintomi possibili sono la perdita di memoria, difficoltà nel mantenere la concentrazione, cefalea, mal di gola, disturbi del sonno ed estrema fatica dopo sforzo muscolare.

Benché la causa sia ancora sconosciuta si ritiene probabilmente che vi sia una disregolazione del sistema immunitario e/o del sistema nervoso autonomo, così come eventuali disturbi metabolici possono contribuire a questa sindrome complessa.

I sintomi chiave riguardano la stanchezza e le ripercussioni cognitive.

Prima dell’insorgenza dei sintomi è spesso riscontrabile un periodo di forte stress psicofisico, deficit immunitari e problematiche autoimmuni. La sindrome da fatica cronica è frequentemente scatenata da infezioni e sulla base di evidenze crescenti si ritiene che la sindrome da fatica cronica, almeno in parte, abbia una componente autoimmune.

Il ruolo delle infezioni nella fatica cronica

Il fatto che la sindrome da fatica cronica tenda a comparire inizialmente in modo simile all’influenza fu uno dei primi indizi che misero in collegamento questo disturbo con le infezioni. Di fatto in circa la metà dei casi le infezioni, soprattutto quelle virali, precedano la comparsa dei sintomi veri e propri.

Vari patogeni sono stimoli potenti della malattia, in particolare i virus, ma anche alcuni batteri batteri. In seguito all’infezione iniziale molti virus rimangono nell’organismo in forma latente e possono riattivarsi in varie condizioni. In alcuni pazienti, infatti, i sintomi iniziano a manifestarsi come una mononucleosi e molte persone hanno bio-marcatori di chiara attivazione o riattivazione del virus Epstein-Barr.

Si ipotizza anche un ruolo del virus erpetico HHV-6, la cui riattivazione è abbastanza frequente nei soggetti con CFS e colpisce in particolar modo le cellule immunitarie, che sono coinvolte nei meccanismi di difesa dell’organismo e nella produzione di anticorpi. Un altro agente infettivo potenzialmente coinvolto è il Parvovirus B19 e il Cytomegalovirus.

Sistema immunitario alterato

Nei casi di sindrome da fatica cronica non è infrequente assistere ad un’alterazione delle cellule immunitarie, in particolare delle cellule NK. Le alterazioni immunitarie riscontrate possono essere il risultato delle infezioni oppure possono esse stesse determinare una riattivazione dei virus latenti. In aggiunta in una buona percentuale di casi sono riscontrabili segni di processi autoimmuni tra cui la presenza di auto-anticorpi, cioè di anticorpi diretti contro una struttura dello stesso organismo. Per di più la sindrome da fatica cronica è spesso accompagnata da disturbi a carattere autoimmune tra cui la fibromialgia o la tiroidite di Hashimoto.

Le citochine sono fattori immunitari che svolgono un ruolo chiave nell’infiammazione ed in particolare nella sindrome da fatica cronica è stata osservato una maggiore frequenza di alti livelli di queste molecole, che tendono a correlare con la gravità della condizione.

Disfunzioni metaboliche

Il metabolismo energetico svolge un ruolo importante nell’infiammazione in quanto non solo fornisce le energie necessarie per sostenere le cellule immunitarie, ma anche perché agisce come un vero e proprio regolatore dell’immunità. Una disfunzione metabolica può incidere indirettamente ed aggravare il tipo di risposta immunitaria e gli studi nell’ambito della CFS hanno osservato alterazioni dei mitocondri, che sono piccoli organelli dentro le cellule e dalla funzione energetica fondamentale. Da punto di vista metabolico, inoltre, è possibile evidenziare anomalie a livello della produzione energetica cellulare, dei nutrienti e dello stress ossidativo.

Il nostro approccio per la sindrome da fatica cronica

Il Centro di Medicina Biologica adotta per il disturbo da fatica cronica un approccio terapeutico integrato e multidisciplinare al fine di prendersi carico dei vari fattori, che stanno alla base della sindrome. Inoltre effettuiamo test specifici ed innovativi per la valutazione del reale stato di salute dell’organismo e dei suoi processi come per esempio a livello del sistema immunitario, del metabolismo e del sistema nervoso autonomo. Secondo la nostra filosofia di medicina personalizzata le nostre terapie ed analisi vengono scelte ed adattate sulla base della persona e delle sue condizioni fisiche e mentali in modo tale da poter intervenire efficamente sul disturbo e porvi efficacemente rimedio.

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Bibliografia essenziale:

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  • Sotzny F, et al. Myalgic Encephalomyelitis/Chronic Fatigue Syndrome – Evidence for an autoimmune disease. Autoimmun Rev. 2018;17(6):601–609;
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